mercoledì, Novembre 13, 2019
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Nina Kuluz non consegna il bambino: il calvario di Alessandro Avenati

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Nina Kuluz non ha consegnato nella giornata di oggi il bambino  agli assistenti sociali di Spalato come prescritto dal Tribunale. La donna si è mostrata sempre piuttosto indisponibile a venire a vivere in Italia per consentire al padre di avere un rapporto normale col figlio, malgrado lui si sia detto più volte favorevole ad aiutarla nel trovare lavoro e alloggio. Continua così il calvario di Alessandro Avenati, che pur avendo la giustizia dalla sua parte, si vede ancora privato dei propri diritti di padre. Di recente, per lui, l’ultima beffa: é partito per Spalato con la convinzione di poter riabbracciare suo figlio e poterlo finalmente portare in Italia. A 150 chilometri dalla destinazione, è stato informato che non se ne sarebbe fatto più nulla. Questa la comunicazione ufficiale ricevuta dal proprio legale croato: “Con la presente Vi informo che oggi alle 10,10 mi ha chiamata la giudice dicendomi che la consegna fissata per domani e’ CANCELLATA . Quello che sostiene è che ha ricevuto una chiamata urgente stamattina in cui le si diceva di recarsi  alla Questura di Spalato. Lì le avrebbero comunicato che non possono assicurare la consegna prevista per domani per le ragioni di sicurezza in questo periodo d’anno. La giudice mi ha detto che invierà  via mail la nota ufficiale per il posticipo”. La giudice ha garantito che avrebbe inviato a Nina Kuluz l’invito a consegnare il bambino il 20 dicembre 2017 al Centro per gli affari sociali . E così ha fatto. Tutte le sentenze di tribunale, lo ricordiamo, sono a favore di Alessandro Avenati. E Nina Kuluz, a conclusione del processo a Torino per sottrazione di minore, è stata condannata a 3 anni e 4 mesi con sospensione della potestà genitoriale. Il bambino, secondo quanto riferito da fonti croate, avrebbe dovuto fare rientro in Italia entro il mese di novembre. Cosa che è stata disattesa. La prima volta era accaduto il 27 giugno, data in cui era stato fissato l’incontro nell’ambito del quale il bambino avrebbe dovuto ricongiungersi con il padre Alessandro. La cosa non ha avuto seguito a causa dell’assenza dell’interprete e dello psicologo. Ora, dopo che la Kuluz ha perso in Croazia anche l’ultimo ricorso, e dopo la condanna spiccata dal tribunale italiano, il rientro del piccolo in Italia attenderebbe solo la definitiva esecuzione. I tribunali croati non hanno mai ravvisato alcun motivo per cui il bambino, che attualmente vive in Croazia pur avendo passaporto italiano, non debba tornare a vivere con il padre in Italia. E questo è ormai un calvario che va avanti da anni. Alessandro Avenati non chiede altro che di veder crescere suo figlio e aiutarlo nelle fasi della sua vita, accompagnandolo come un bravo genitore dovrebbe fare. Che sia un uomo distrutto è evidente. Ora, dopo tutto questo, al di là delle diverse e vicendevoli versioni, si dovrà agire per il bene del bambino e sempre e soprattutto secondo la legge. Alessandro Avenati in questi anni ha speso molto in fatto di denaro e di vita per trovare suo figlio che a tutti gli effetti era scomparso, non avendo così la possibilità di vederlo crescere. ll 9 aprile 2011 Avenati denunciò alla Stazione Carabinieri di Moncalieri (To) la sottrazione del minore da parte della madre che, secondo le sue informazioni, aveva fatto ritorno nella città di Spalato. Immediatamente vennero attivate le rispettive autorità giudiziarie e i canali diplomatico-consolari per il rintraccio della donna e del piccolo, che è avvenuto solo anni dopo.

 

Lucia Mosca

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