domenica, Ottobre 25, 2020
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Puigdemont: “Sono disposto ad incontrare Rajoy, ma non in Spagna”

“Vorrei che la Spagna che non prendesse più decisioni al posto nostro. E’ giunto il momento di fare politica vera, la formula di Rajoy ha fallito e ha dimostrato che i catalani sono coesi”. Lo ha detto Carles Puigdemont in conferenza stampa a Bruxelles, aggiungendo: “Sono disposto a incontrarlo ma non in Spagna“, per iniziare un nuovo percorso, ma “senza persecuzioni legali. La situazione è paradossale e ridicola”.

“Il futuro della politica in uno stato democratico – ha detto ancora – lo decidono sempre gli elettori. Non si possono avere soluzioni se non con il rispetto delle urne. All’Europa diciamo che “la ricetta di Rajoy non ha funzionato”, occorre cambiare la ricetta”.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy si è detto pronto ad avviare una “nuova tappa” di “dialogo” con il governo che sarà formato in Catalogna dopo le elezioni di ieri, sempre “nel rispetto della legge”. Le elezioni che di ieri “richiedono un nuovo inizio. Si è aperta una finestra di opportunità, sono fiducioso. Il governo spagnolo fornirà la sua volontà di dialogo costruttivo, aperto, realista, sempre nel contesto della legge, e offrirà una mano tesa al governo catalano per risolvere i problemi, per migliorare il benessere e la ricchezza dei catalani”, ha detto pur non accettando l’incontro con Puigdemont. “Io – ha detto ai cronisti il premier spagnolo – dovrei incontrare Ines Arrimadas”, la capolista di Ciudadanos, “che ha vinto le elezioni”. Ciudadanos è arrivato primo ieri ma i partiti indipendentisti hanno la maggioranza assoluta nel Parlament.

Le due grandi liste indipendentiste catalane sono pronte a formare un nuovo governo, hanno indicato oggi i portavoce di JxCat Elsa Artadi e di Erc Sergi Sabria. Le tre liste indipendentiste hanno riconquistato ieri una maggioranza assoluta di 70 seggi su 135 nel Parlamento di Barcellona. Artadi ha detto che Carles Puigdemont “deve tornare il prima possibile e essere eletto presidente”.

Il Tribunale Supremo spagnolo ha dichiarato indagati per presunta ribellione altri dirigenti catalani fra cui l’ex-presidente Artur Mas e le dirigenti di Erc Marta Rovira, PdeCat Marta Pascal e Cup Anna Gabriel. Per lo stesso presunto reato sono già incriminati il president Carles Puigdemont, i membri del suo Govern e la presidente del Parlament Carme Forcadell. Rischiano 30 ani di carcere per avere portato avanti il progetto politico dell’indipendenza.

Avvio di seduta pesante per la Borsa di Madrid dopo l’esito del voto in Catalogna, che ha visto il successo degli indipendentisti. L’indice Ibex 35 ha iniziato le contrattazioni in ribasso dell’1,5%.

IL VOTO DI IERI

A meno di due mesi dalla proclamazione della ‘Repubblica’ e dall’immediata decapitazione da parte di Madrid delle istituzioni catalane, la regione ribelle ha votato di nuovo ieri per il campo indipendentista infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy.

Le tre liste del fronte repubblicano – Erc del vicepresidente Oriol Junqueras in carcere a Madrid, JxCat del President Carles Puigdemont ‘in esilio’ a Bruxelles e gli antisistema della Cup – riconquistano insieme la maggioranza assoluta con 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento di Barcellona, in base ad oltre il 96% dei voti scrutinati. L’altro grande dato politico è il successo di Ciudadanos, il partito più duramente unionista, che diventa la prima formazione catalana vampirizzando il Partido Popular di Rajoy.

La lista della ‘andalusa’ Inés Arrimada, capitalizzando sulla crescita del nazionalismo spagnolo anche in Catalogna, ottiene 36 seggi, e arriva prima in voti. JxCat del President ‘in esilio’ Carles Puigdemont è secondo con 34 seggi, davanti a Erc del ‘detenuto politico’ Junqueras con 32. Il terzo partito indipendentista, la Cup, si ferma a 4 seggi. Nel campo unionista arrivano secondi i socialisti di Miquel Iceta con 17 deputati, mentre il Pp crolla dagli 11 seggi uscenti a 4, e al 4% dei voti. Per il potere spagnolo è una chiara disfatta. Il candidato di Rajoy in Catalogna Xavier Albiol aveva promesso di spazzare via gli indipendentisti. Nonostante le incriminazioni di tutti i suoi leader, dieci dei quali sono finiti in carcere – quattro lo sono tuttora – l’ ‘esilio’ in Belgio di Puigdemont e di altri 4 suoi ministri inseguiti da mandati di cattura spagnoli, il fronte della secessione ha vinto di nuovo. In voti incassa il 48% contro il 43,5% ai tre partiti unionisti. L’affluenza è stata altissima, all’82%. Il travaso di voti registrato in Catalogna fra i due partiti unionisti di destra, Cs e Pp, a danno del partito del premier, è un segnale d’allarme per Rajoy.

Potrebbe spingere il giovane e ambizioso leader di Ciudadanos, il catalano Albert Rivera, a tentare di accelerare l’uscita di scena dell’attuale premier, che da un anno governa in fragile minoranza a Madrid. La vittoria degli indipendentisti è ancora più bruciante per Madrid in quanto è stata ottenuta in elezioni che hanno registrato un’affluenza senza precedenti, attorno all’82%, che danno una ancora maggiore legittimità popolare al destituito Puigdemont. Gli scenari delle prossime settimane si fanno ora complicati. Il principale candidato alla presidenza della Catalogna, Puigdemont, si trova in Belgio. Se rimette piede in terra spagnola sarà arrestato. Il suo vicepresidente, Junqueras, capo del secondo partito indipendentista, è in carcere. Puigdemont chiede che il governo destituito venga ‘restituito’ al paese, e che tutti i ‘detenuti politici’ siano liberati. Altri due nuovi deputati sono in carcere a Madrid, due ‘in esilio’ a Bruxelles. Al momento sembra molto difficile possano occupare il loro nuovo scranno in Parlamento e partecipare all’elezione del President.

La sessione costitutiva dell’assemblea catalana dovrà tenersi entro il 23 gennaio, il primo turno dell’elezione del President per il 10 febbraio. Se per aprile non sarà stato possibile eleggere il nuovo presidente scatterà lo scioglimento automatico dell’assemblea con nuove elezioni a fine maggio. E non è chiaro se Rajoy accetterà ora, come aveva promesso, di restituire alla Catalogna la sua piena autonomia politica e istituzionale. La crisi catalana è pronta a riesplodere. (ANSA)

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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