domenica, Novembre 28, 2021
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Pyongyang: “Embargo economico atto di guerra”

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Pyongyang ha definito le recenti azioni dell’Onu come “la volontà di portare a termine il blocco economico già in atto”. Questa la dichiarazione resa in proposito dal ministero degli esteri della Corea del Nord: “Definiamo la ‘risoluzione delle sanzioni’ una grave violazione della sovranità della nostra Repubblica: è un atto di guerra che viola la pace e la stabilità nella penisola coreana. La respingiamo quindi al mittente. Le armi nucleari della Corea del Nord costituiscono per noi un deterrente di auto-difesa, non in contraddizione con il diritto internazionale. Consolideremo ulteriormente il nostro potere nucleare volto a debellare le minacce statunitensi e le azioni ostili, stabilendo così un nuovo equilibrio di forza con gli Stati Uniti”.

Pyongyang respinge inoltre le accuse relative a presunti attacchi informatici mentre Kim Jong-un mette uno stop agli Stati Uniti:

“L’America non dovrebbe dimenticare che la Corea del Nord è divenuto rapidamente uno stato strategico in grado di mettere di fronte l’America ad una sostanziale minaccia nucleare.

“I paesi  – aggiunge – che hanno votato in favore di questa ‘risoluzione delle sanzioni’ saranno ritenuti  responsabili di tutte le conseguenze delle loro azioni e ci assicureremo una volta per tutte che paghino un prezzo salato per ciò che hanno fatto”.

Kim Jong-un ha anche utilizzato l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana (KCNA), per aggiungere che gli Stati Uniti temono al momento la potenza nucleare della Corea del Nord e che quindi stanno cercando in maniera parossistica di imporre le più severe sanzioni e pressioni per arginare il crescente potere del paese.

L’ONU venerdì ha votato all’unanimità in favore dell’aumento della stretta a livello mondiale sul leader  Kim Jong-un, imponendo nuovi embarghi sulla benzina e sui prodotti petroliferi.

Era già stato imposto un divieto del 90% sulle esportazioni di benzina, limitando il regime a 500.000 barili all’anno, mentre una risoluzione dell’ONU prevedeva una quota di petrolio greggio di 4 milioni di barili all’anno.