mercoledì, Novembre 25, 2020
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TRUMP TAGLIA I FONDI ALL’ONU: BASTA SPERPERI E STIPENDI D’ORO

Il Presidente americano Donald Trump, dopo la grandissima vittoria politica ottenuta con la approvazione del più grande taglio delle tasse della storia che scendono dal 35 al 21% per le imprese ed arrivano a dimezzarsi per i cittadini, parte all’attacco degli sprechi e degli sperperi dell’ONU annunciando il taglio di circa 300 milioni di dollari dai 5,4 miliardi di contributi che ogni anno gli Stati Uniti versano al pericolante bilancio dell’ONU.

Certamente la motivazione più immediata di tale taglio è rappresentata dalla volontà da parte della Amministrazione americana di reagire contro la censura adottata dalla Assemblea generale nei confronti dello spostamento della ambasciata USA in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme; tale censura da parte delle Nazioni Unite, oltre a ribadire l’orientamento anti-israeliano dell’ONU, ha rappresentato una violazione del necessario principio di imparzialità che dovrebbe caratterizzare ogni organizzazione internazionale.

Ma la mossa di Trump ha soprattutto voluto interpretare tutta la stanchezza di molti cittadini Americani verso il pesante contributo che sono chiamati a versare ogni anno per finanziare la elefantiaca struttura delle Nazioni Unite e le sue numerose e pletoriche Agenzie, che brillano per onerosità ed inefficienza.

 

Bene ha fatto quindi il Presidente americano a tagliare i viveri alla burocrazia parassitaria dell’ONU, tutelando i propri cittadini da oneri finanziari inutili e dannosi: basti pensare – ad esempio – al caso della FAO (cioè la agenzia ONU per la cosiddetta lotta contro la fame nel mondo) che se non esistesse e se il cui costo venisse davvero destinato ai poveri consentirebbe a circa 1 milione e 200 mila persone di sopravvivere evitando la morte per fame.

L’incredibile scandalo della FAO (che ha peraltro purtroppo sede proprio nel nostro Paese a Roma) ha messo in luce già 5 anni fa la vergognosa inefficienza del sistema ONU, ma è sempre bene rammentarlo.

Se davvero gli oltre 400 milioni di dollari del budget annuale della FAO andassero ai bisognosi, invece che alimentare questo inutile ente dell’Onu, milioni di persone non sarebbero morte di fame negli ultimi 70 anni di sperperi e sprechi incredibili.

Tutto ciò mentre migliaia di funzionari dell’agenzia continuano a condurre una vita da sogno, coccolati in una babele di sprechi e privilegi a spese dei Paesi donatori e di quello ospitante, cui spetta il conto della logistica: in questo caso l’Italia. Un vero e proprio scandalo senza fine.

Che ci fanno casse di Champagne, delicatessen, capi firmati e profumi alla page nei sotterranei del quartier generale FAO alle Terme di Caracalla, tra i poster di africani morenti per denutrizione? Sono solo una parte dei prodotti offerti a prezzi super-politici ai 400 dirigenti, nel market “Commissary” situato al livello -1. Lo spaccio, in virtù dell’extraterritorialità, sarebbe riservato ai diplomatici. Ma lo scambio di tessere è pratica comune. Come il reselling o rivendita sotto banco. Completano il carnet per i 2500 impiegati la boutique al ground floor (con sconti del 40% e schiccherie senza marchio FAO), un distributore interno con benzina sottocosto, una banca, un presidio medico con ambulanza, una fermata “privata” del metrò.

Già nel ’94 il neo direttore Diouf lanciò la “grande riforma” per ridurre i mostruosi costi dei dipendenti. Un esercito di consulenti, collaboratori, personale a contratto e associato, diviso tra infiniti comitati, sezioni e sottosezioni. Con quote fisse riservate senza merito agli originari di culture dalla scarsa produttività. Ciò che non cala mai sono però gli stipendi. Un archivista di basso livello (P1) guadagna come il manager di una media azienda. Coordinatori P3 e Senior commodity specialist sopra i 100.000 euro. Nel 2007 Diouf ha rilanciato l’inefficace riforma con le stesse parole di 13 anni prima. Creando la paradossale figura del controllore dei controllori.

Inoltre i lavori dentro le sedi FAO non finiscono mai. Pareti, pavimenti, mense, negozi, sale conferenza, sistemi elettrici, strumenti informatica e video. Tutto è in perenne rifacimento. Gli appalti se li aggiudicano le solite aziende amiche. Ma certamente sarà un caso. A far la parte del leone nel bilancio dei donors, le voci Amministrazione e strutture, Politiche direttive ed Emolumenti, che da sole si mangiano quasi due terzi del budget.  Alla cooperazione sul campo restano le briciole.

Per i delegati dei Paesi poveri il Food Summit nella città eterna è una vacanza pagata a 5 stelle. Verranno pure a chiedere l’elemosina, ma per farlo si piazzano financo nella suite reale dell’Hotel Parco dei principi. Dove dispongono dello stretto necessario: salone privato da 200 mq, 2 cucine autonome per pranzi luculliani, idromassaggio e bagno turco computerizzati, tigri in bronzo in scala reale, lampadari d’oro e stoviglie d’argento.

PRIVILEGIATI PER LEGGE

In virtù dei passaporti diplomatici i dipendenti FAO possono acquistare le auto più prestigiose dai concessionari romani col 40% di sconto e assicurarle per un tozzo di pane. Sono immuni dalle multe e godono di un regime esent-iva anche su arredi e beni di consumo. La “Casa Gazette” è zeppa di annunci merceologici col marchio Diplomat sales o Trattamenti speciali FAO. Lo consente l’art. 13 dell’accordo Italia FAO del 1951, che equipara l’esenzione fiscale dei funzionari a quella dei diplomatici d’ambasciata in tempi di guerra. Una nota interpretativa dell’allora ministro Andreotti estese nell’86 i privilegi pure agli italiani in servizio alla FAO.

Ma non basta. Ai figli dei dipendenti l’agenzia paga collegi per super-ricchi da 12.000 euro l’anno, a un passo dal Colosseo. Ad esempio sulle rette di frequenza del St. Stephen’s di via Aventina, mamma FAO rimborsava il 75% della retta. Ad attendere i pargoli un campus di tre acri in stile Usa, con campi da tennis, spazi per danza e pattinaggio su ghiaccio, art studios e mediacenter. La FAO Coop, inoltre, organizza per i dipendenti più di 50 corsi, dal tango allo yoga, dalla dama al golf. Per i saggi finali li porta al Carnevale di Viareggio. Due le palestre interne. Ma i più gettonati sono i corsi di teatro: agli appassionati del palcoscenico si insegna il metodo FeldenKrais.

E siccome lavorare stanca, eccome, specie al computer per le schiene dei cari dipendenti la FAO crea un dipartimento onde studiare postazioni più comode.
E poi quando i fondi anti povertà si perdono in mille sprechi, in FAO girano il conto agli stessi Paesi da assistere. Finanziando l’avvio del progetto per poi lasciare l’onere a un altro Paese del 3° mondo un filo meno in crisi, ma a sua volta beneficiario delle campagne di donazione. Geniale.

TURISMO D’ÉLITE

Fra gli stati “assistiti” figurano anche i 33 membri del Sids, i “Microstati isolani in via di sviluppo”, tra cui, udite, udite, Bahamas, Maldive, Seychelles, Barbados, Mauritius, Fiji, e l’emirato del Bahrein. Peccato che in questi paradisi oltre a non esserci la fame non c’è neppure l’agricoltura. E gli Ogm? Se vi si ricorresse in modo massiccio la fame nel mondo sparirebbe. Ecco perchè la priorità della FAO è rammentarne ai governi i presunti rischi. Ma l’etica non si mangia.

La Fao, per dirla con le parole del presidente del Senegal Abdoulaya Wade, deve chiudere. Per il semplice motivo che la Fao è uno scandalo, uno degli esempi del come non si deve fare cooperazione.

La Fao denuncia, grida, urla che il mondo è alla fame, che la crisi è gravissima. Che altri milioni di persone si stanno sommando ai milioni che già oggi soffrono la fame. Bene. E la Fao cosa fa? Spenderà 784 milioni di dollari per affrontare il problema nei prossimi due anni. Cioé un milione di dollari al giorno. Come li spende? Una commissione di economisti guidata da Leif Christoffersen e voluta dalla stessa Onu, ha accertato che almeno la metà di questi soldi, cioé un milione di dollari ogni due giorni, è spesa per mantenere la struttura burocratica di questo colosso delle Nazioni Unite.  (fonti LIBERO – IL GIORNALE – IMOLA OGGI).

Un forte plauso va quindi al Presidente Trump ed al suo taglio ai finanziamenti del carrozzone dell’ONU e delle sue incredibili agenzie: ogni dollaro risparmiato rappresenterà una speranza in più per i poveri di tutto il mondo, a dispetto della Sinistra immigrazionista e pseudoumanitaria alla Boldrini che non a caso prima di buttarsi in politica era stata nominata –  e profumatamente pagata – quale portavoce dell’Unhcr (Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati) fino al 2012.; in tale veste la Boldrini accusava il Governo Italiano dell’epoca di non prendere adeguatamente  le distanze dalle politiche di respingimento dei clandestini.

Ed è detto tutto come rammentavano Totò e Peppino nelle loro celebri interpretazioni.

                                                                                                                                                                                Il Conte Rosso

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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