lunedì, Novembre 29, 2021
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Renata Rapposelli non è stata gettata viva in una scarpata

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Fino a che la verità non viene accertata al di là di ogni ragionevole dubbio, nessuna possibilità è da escludere. Di certo però, l’ipotesi che Renata Rapposelli sia stata gettata ancora viva in una scarpata non solo non trova alcun riscontro, ma dal punto di vista logico e scientifico non ha alcuna chance di essere confermata.
Il corpo della donna, scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino, è stato rinvenuto in avanzato stato di decomposizione. Nessuna lesione è stata accertata sul suo apparato scheletrico.
Dal punto di vista logico, si può facilmente giungere alla conclusione che se si intende sbarazzarsi di una persona essendo certi del fatto che non possa sopravvivere e magari testimoniare contro l’aggressore, è altamente improbabile se non impossibile che si getti la vittima ancora viva in una scarpata non essendo certi del suo decesso.
Inoltre, se nel tragitto in auto fosse stata ancora viva, avrebbe provato in qualche modo a ribellarsi attirando l’attenzione. Magari colpendo con gambe o braccia il bagagliaio dell’auto. Se fosse stata sedata e in stato di incoscienza, in ogni caso prima o poi si sarebbe svegliata e avrebbe cercato di risalire la scarpata e salvarsi. Si sarebbero quindi rinvenute tracce di terriccio o di erba sulle braccia, sulle mani o su quello che ne restava, anche se a primo acchito non visibili. Inoltre si sarebbero riscontrate lesioni o micro-lesioni sull’apparato scheletrico.
Se Renata Rapposelli fosse stata gettata viva nella scarpata, e fosse rinvenuta, avrebbe urlato o quanto meno provato a salvarsi. La zona di Tolentino, in prossimità del fiume Chienti, dove è stato rinvenuto il cadavere, risulta spesso frequentata da coppiette in cerca di intimità. Qualcuno si sarebbe probabilmente accorto della sua presenza, e l’avrebbe condotta in ospedale.
Inoltre è altamente improbabile che un assassino lasci viva una persona che intende eliminare con l’incertezza della sua morte, affidandosi al caso.
In relazione al caso Rapposelli, sono attualmente indagati per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della pittrice. Molti elementi sono ancora  al vaglio degli inquirenti. Non si tratta di indagini semplici ed al momento sembra mancare l’elemento probante in grado di condurre gli inquirenti su di una direzione ben precisa per quanto riguarda almeno la causa del decesso.
L’avanzato stato di decomposizione in cui è stato trovato il cadavere porterebbe più che altro a supporre una morte per asfissia dovuta a strangolamento o soffocamento. Ma si tratta almeno per ora di ipotesi che dovranno essere provate in sede di indagine. E che attendono l’esito degli esami tossicologici.
Pensare a Renata Rapposelli ancora viva nel momento in cui viene lanciata giù per la scarpata accresce sicuramente il pathos relativo al caso, ma non esiste alcun riscontro oggettivo che questa ipotesi possa essere confermata. Avvelenata, strangolata, gettata viva lungo l’alveo del fiume Chienti: l’unico dato certo, per ora è, che questa donna è morta dopo essere andata a trovare il figlio all’ex marito a Giulianova.