martedì, Ottobre 19, 2021
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SPINETOLI: NON SI FACCIA DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO

concerto per la festa della repubblica

E’ giunto il momento di fare chiarezza sull’accaduto e di fermare la campagna di criminalizzazione in atto nei confronti della comunità di Spinetoli bollata impropriamente come razzista, dopo 4 giorni di polemiche strumentali seguite all’incendio doloso che ha danneggiato una palazzina disabitata a Spinetoli, recentemente acquistata da un cooperativa di Vercelli per destinarla alla accoglienza (profumatamente pagata dai contribuenti) di 35 minorenni extracomunitari non accompagnati e giunti clandestinamente sul territorio nazionale.

Fermo restando ovviamente che l’incendio doloso è un reato  punito dal codice penale e che i responsabili – una volta che saranno stati individuati – andranno incontro alle conseguenze giudiziarie previste, va però rigettato il tentativo di marchiare falsamente come razzista la protesta pacifica di centinaia di cittadini di Spinetoli che negli ultimi mesi hanno contestato il progetto di trasferire nel proprio comune decine di immigrati clandestini e sedicenti richiedenti asilo, ridimensionato poi ai 35 minori extracomunitari citati.

La protesta pacifica dei cittadini è sempre legittima in un Paese democratico e non la si può mai confondere con un incendio doloso di cui risponderanno gli autori materiali quando verranno identificati.

E la presunta superiorità morale degli antirazzisti in servizio permanente effettivo che oggi attaccano la protesta popolare contro l’insediamento degli immigrati a Spinetoli, non ha fondamento: negli ultimi anni in Italia è sorto ed è cresciuto a dismisura un enorme e costosissimo business dell’immigrazione clandestina, spesso gestito anche dalla malavita come nel caso della celebre Mafia Capitale o del controllo della ndrangheta sul CARA di Mineo in Calabria (il più grande d’Italia).

Un business che l’anno scorso è costato ai cittadini 4 miliardi di Euro per l’accoglienza dei clandestini mentre nessun sostegno degno di tale nome è stato destinato agli Italiani disoccupati o senzatetto.

Perciò la facile accusa di razzismo che viene lanciata nei casi simili a quelli dell’incendio doloso di Spinetoli (destinato comunque contro un edificio disabitato) va respinta al mittente, laddove appena si consideri che il primo razzismo che oggi va combattuto è quello esercitato contro gli Italiani in difficoltà ma non assistiti dallo Stato a casa propria.

Ed in un territorio come quello Piceno funestato 10 anni fa dalla strage dei 4 ragazzi di Appignano vittime di uno zingaro ubriaco al volante, e sconvolto pochi mesi fa dallo stupro di una 13enne commesso ad Ascoli da immigrati ospiti di una struttura di accoglienza sita nel territorio comunale, accusare oggi di razzismo la comunità di Spinetoli che protesta contro la ennesima struttura di accoglienza accomunandola ai responsabili di un incendio doloso (contro un edificio disabitato si badi bene) suona come assurdo e paradossale.

Si identifichino e si processino quindi i responsabili del rogo di Capodanno, ma si fermi la campagna di criminalizzazione nei confronti di una intera comunità: i professionisti dell’antirazzismo in servizio permanente effettivo  sono in realtà i migliori alleati di ciò che combattono, come ricordava Leonardo Sciascia in Sicilia parlando della mafia.

Gianni Brandi