lunedì, Gennaio 17, 2022
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Considerazioni sulla campagna denigratoria e sul libro contro Donald Trump

Non ho letto “FIRE and FURY”, il libro pieno di ingiurie contro il Presidente Trump che fa discutere gli Stati Uniti, né ho intenzione di leggerlo.

Tuttavia invito gli Italiani – e non solo loro – a fare delle opportune considerazioni, a prescindere dal fatto che si possano o meno condividere i principi e la politica di Donald Trump. Questo per evitare le ideologiche considerazioni che certa sinistra vuole ad ogni costo inculcare, troppo spesso riuscendoci, travisando totalmente la realtà delle cose.

1- Ma se Trump fosse un idiota, come viene descritto, pensate che avrebbe vinto le elezioni americane così come ha fatto, e sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti, lottando da solo e sbaragliando tutti?

2- Se fosse stupido, Wall Street le borse di tutto il mondo sarebbero crollate, e invece passano da un record all’altro.

3- Se Trump fosse davvero un povero stupido, il Congresso avrebbe approvato alcune sue riforme fra cui il più grande taglio delle tasse nella storia USA?

Questi tre punti sono già più che sufficienti per indurre una seria riflessione.

E’ necessario chiedersi se tutto il polverone sollevato, con l’Italia da sempre in testa alla campagna anti-Trump, non sia il frutto della condotta di una sinistra antidemocratica che ci vuole convincere che il nostro Paese è in ripresa, per poi scoprire che la disoccupazione e la povertà sono in forte aumento.

Parliamo della sinistra che dice di lottare contro l’evasione fiscale, non tenendo conto che vi sono 21 milioni di cittadini che non possono pagare le tasse perché non ne hanno la possibilità.

Parliamo di certa sinistra che dichiara di dare la priorità alla questione dei terremotati, ma che poi mette a sorteggio  – con grande ritardo – casette spesso con evidenti problemi.

E si può concludere egregiamente parlando dell’ultima tassa imposta: il sacchetto obbligatorio al supermercato. Si è detto: “Lo vuole l’Europa”, notizia smentita direttamente da Bruxelles.

Nel frattempo l’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, ha fatto dietro-front dopo la bufera scatenata dalle dichiarazioni contenute nel libro del giornalista Michael Wolff. In un comunicato, Bannon ribadisce il suo “incrollabile” sostegno per il presidente, definisce il Russiagate una “caccia alle streghe” e il primogenito di Trump “un patriota e un buon uomo”, sostenendo che i suoi commenti sull’incontro “sovversivo” con i russi erano per Paul Manafort.

Ettore Lembo

 

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