martedì, Maggio 18, 2021
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Renata Rapposelli, un delitto (quasi) perfetto

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Nessuna traccia di violenza sull’apparato scheletrico, nessun colpo d’arma o da fuoco accertato. Anche l’ipotesi dell’avvelenamento perde via, via consistenza per lasciare il passo all’idea di un iniziale stordimento teso al compimento del delitto. L’omicidio di Renata Rapposelli, scomparsa il 9 ottobre scorso e trovata cadavere a Tolentino, non ha ancora un colpevole. Il killer ha probabilmente agito in preda all’impeto, ma al tempo stesso è stato molto meticoloso nello sbarazzarsi degli effetti personali della donna che avrebbero potuto fornire una prova agli inquirenti. Primo tra tutti il telefono, che non è stato ancora trovato. L’unica certezza è che si è spento il 9 ottobre per non essere più riacceso. Ma si è agganciato alle celle telefoniche di Giulianova quello stesso giorno. Tuttavia gli investigatori sembrerebbero avere le idee piuttosto chiare e pur in assenza di prove evidenti  – almeno per ora – potrebbero sussistere dettagli in grado di condurre verso la verità.

Simone e Giuseppe Santoleri, figlio ed ex marito della donna, sono attualmente gli unici indagati per omicidio in concorso ed occultamento di cadavere in relazione all’omicidio della donna. Nel frattempo sono in corso gli esami tossicologici.

Intorno alle 17.00 del 9 ottobre, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto che avrebbe reso testimonianza, la donna avrebbe acquistato un calmante e forse strisciato il proprio codice fiscale (circostanza, questa, non ancora confermata ufficialmente). Poi il cellulare di Renata si spegne e si spengono, per essere riaccesi tre giorni dopo, i telefoni di Simone e Giuseppe.

Tra l’altro l’avanzato stato di decomposizione in cui è stato trovato il cadavere di Renata Rapposelli, scomparsa il 9 ottobre scorso e rinvenuta cadavere a Tolentino, in prossimità del fiume Chienti, potrebbe non essere dipeso solo ed unicamente dalle condizioni ambientali, ma dal modo in cui è stata uccisa (la morte per asfissia genera una più rapida degenerazione dei tessuti).

Il 9 ottobre Renata Rapposelli si era recata a Giulianova in quanto preoccupata delle condizioni di salute del figlio. Da lì il litigio scaturito per motivazioni economiche.

Alcune testimonianze, riportate nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto”, parlerebbero di urla rabbiose emesse da Simone nel corso di un litigio con una donna. E poi, intorno alle 17.00, secondo quanto dichiarato dalla farmacista di Tortoreto, la donna avrebbe acquistato un calmante e strisciato il proprio codice fiscale.

Tuttavia a volte, i dettagli si rivelano talmente importanti da costituire essi stessi una prova. Una certezza ormai assodata è che la donna, da Giulianova, non ha più fatto ritorno ad Ancona. Ed in questo frangente, piccoli elementi si rivelano di fondamentale importanza. Per esempio, ciò che le è rimasto addosso, gli oggetti che non sono mai stati, almeno finora, trovati.

 

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