mercoledì, Novembre 13, 2019
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Alessandro Avenati, dramma infinito: il figlio sottratto ancora in Croazia

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Com’era prevedibile, anche nella seconda data resa disponibile dal giudice  – il 4 gennaio – per la consegna del bambino ai servizi sociali di Spalato, Nina Kuluz non ha ottemperato. Stessa cosa è accaduta anche lo scorso 20 dicembre. Così, dopo aver trascorso anche questo Natale senza vedere il figlio, per Alessandro Avenati continua un calvario che sembra ormai non avere fine.

Nel frattempo il bambino cresce senza avere contatti col padre e per lui si allontana sempre più la possibilità di instaurare col bimbo un rapporto equilibrato e sereno. La ex di Alessandro Avenati non ha mai espresso la volontà di venire a vivere in Italia per consentire all’uomo di avere un rapporto normale col figlio, malgrado lui si sia detto più volte favorevole ad aiutarla nel trovare lavoro e alloggio.

Di recente, per lui, l’ultima beffa: é partito per Spalato con la convinzione di poter riabbracciare suo figlio e poterlo finalmente portare in Italia. A 150 chilometri dalla destinazione, è stato informato che non se ne sarebbe fatto più nulla. Ed è dovuto tornare indietro.


La giudice ha garantito che avrebbe inviato a Nina Kuluz l’invito a consegnare il bambino il 20 dicembre 2017 al Centro per gli affari sociali in prima istanza ed in seconda istanza il 4 gennaio 2018. E così ha fatto. Peccato che la cosa non si sia concretizzata.
Tutte le sentenze di tribunale, lo ricordiamo, sono a favore di Alessandro Avenati. E Nina Kuluz, a conclusione del processo a Torino per sottrazione di minore, è stata condannata in primo grado a 3 anni e 4 mesi con sospensione della potestà genitoriale ed obbligo di firma a Torino. Il bambino, secondo quanto riferito da fonti croate, sarebbe dovuto rientrare in Italia entro il mese di novembre. Cosa che non è avvenuta.

La prima volta era accaduto il 27 giugno, data in cui era stato fissato l’incontro nell’ambito del quale il bambino avrebbe dovuto ricongiungersi con il padre Alessandro. La cosa non ha avuto seguito a causa dell’assenza dell’interprete e dello psicologo. Ora, dopo che la Kuluz ha perso in Croazia anche l’ultimo ricorso, e dopo la condanna spiccata dal tribunale italiano, il rientro del piccolo in Italia attenderebbe solo la definitiva esecuzione.

I tribunali croati non hanno mai ravvisato alcun motivo per cui il bambino, che attualmente vive in Croazia pur avendo passaporto italiano, non debba tornare a vivere con il padre in Italia. Nel frattempo arriva l’appello disperato del padre: “Sono logoro e stanco. Sto cominciando a perdere le speranze. E’ impossibile per me continuare a vivere in questo modo. Che cosa devo fare per poter veder crescere mio figlio?”

Lucia Mosca

 

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