venerdì, Ottobre 22, 2021
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Lavoro, la beffa dei dati Istat: il precariato la soluzione?

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Si continua a parlare dei dati inerenti il mondo del lavoro e si esulta perché l’occupazione avrebbe raggiunto livelli mai visti. Ma di precariato non si parla, come se non trattando l’argomento si potesse far finta che non esiste.

Eppure è proprio così, i dati Istat sul mercato del lavoro relativi al mese di novembre, pubblicati il 9 gennaio, per il 90% non riguardano soluzioni lavorative di lunga durata ma occupazioni a tempo determinato o basate su contratti atipici. Il Pd quindi esulta, ma non è difficile constatare, per chi abbia un minimo di attinenza con la realtà, che si tratta di un dato del quale non è troppo il caso di vantarsi. La parola precariato in realtà difficilmente viene pronunciata dai rappresentanti istituzionali che forse così cercano di eludere il problema.

Ma si tratta di un problema grande, enorme, soprattutto per quanto riguarda i contratti atipici. Quando si entra nel giro, difficilmente se ne esce. E c’è gente che per tutta la vita è passata da un contratto a termine all’altro, o da un contratto atipico all’altro (co.co.co, co.co.pro –  senza ferie pagate, possibilità di accedere a regolari ammortizzatori sociali in caso di perdita del lavoro – cosa che accade spesso) se non insignificanti surrogati una tantum che risolvono poco. E quando arriverà l’età pensionabile, il boccone sarà ancora più amaro.

A fronte di tutto questo, il silenzio è stata finora l’ultima risposta di fronte ad un esercito di “schiavi” ricattabili sotto tutti i punti di vista e senza certezze per il presente e per il futuro. Se la classe politica pensa che così si viva bene si sbaglia clamorosamente. Ma ora siamo in campagna elettorale. Ed i dati devono essere incoraggianti e positivi. Nel frattempo però, poco o nulla è cambiato nella vita degli italiani che a fine mese ci arrivano a fatica. E pure la segretaria generale delle Cgil, Susanna Camusso, parla di precarizzazione del lavoro con un “ennesimo boom dei contratti a termine”. Senza dimenticare il fatto che è vero che il tasso di disoccupazione è al livello più basso da settembre 2012, ma rimane sempre il peggiore d’Europa, dopo Grecia e Spagna.

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