mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Rigopiano un anno dopo: le verità sepolte

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Chi potrà mai dimenticare i 29 morti dell’hotel di Rigopiano, sventrato da una valanga annunciata? E’ ormai trascorso un anno dal gelido gennaio del 2017 che ha drammaticamente cambiato per sempre le vite di molti. Ma è come se fosse ieri.

“Ci hanno scortato verso la morte la sera prima. Hanno pulito la strada, aprendoci la via per la morte e per non tornare più a casa”. Giampaolo Matrone è l’ultimo sopravvissuto dell’hotel Rigopiano, lo hanno tirato fuori dopo 62 ore, ha subito 5 interventi al braccio e alla gamba. E’ tornato nella sua pasticceria a Monterotondo, cittadina a 30 chilometri da Roma, circondando dall’affetto del paese e dalle foto di Valentina Cicioni, sua moglie, che a casa non c’è mai tornata.

Eppure era stata diramata un’allerta meteo che avrebbe dovuto far organizzare per tempo le Prefetture del Centro Italia. Di fatto, che sia stato per negligenza o meno, la cosa certa è che le istituzioni hanno dimostrato la propria assenza ed incapacità di esserci nel momento del bisogno.

E’ giusto ricordare che in un primo momento era stato richiesto aiuto per liberare la strada che conduceva all’hotel dalla neve che diventava sempre di più ed aveva bloccato ogni possibile passaggio. Aiuto, questo, poi disatteso adducendo la rottura dello spalaneve. Per un mistero non ancora del tutto svelato, sono rimaste inascoltate anche le richieste di soccorso.  Eppure l’allerta slavine proprio in quella zona era stata innalzata a livello 4 su 5, e si sapeva che lo spalaneve era rotto.

Allo stesso modo, però, non si possono dimenticare la dedizione ed il coraggio dei volontari, uomini valorosi che hanno dato di tutto e di più, con un enorme dispendio di energie fisiche individuali. Come non ricordare le lunghe ore di marcia a piedi, con oltre 2 metri di neve per i circa 10 km nella notte per raggiungere l’hotel e prestare i primi soccorsi spalando la neve con le mani?

Negli ultimi mesi, la scomparsa del 58enne ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti, suicida per il senso di colpa relativo al marginale ruolo avuto nelle autorizzazioni concesse per la zona benessere dell’hotel poi travolto dalla valanga del 18 gennaio, ha impietosamente riacceso i riflettori sul caso. E, alla fine dello scorso mese di novembre è scaturita una nuova ondata di indagati. La Procura della Repubblica di Pescara ha infatti notificato 23 nuovi avvisi di garanzia per la drammatica vicenda che ha visto purtroppo 29 vittime e sole 11 persone tratte in salvo dalla valanga, anche a seguito di una tardività nell’arrivo dei soccorsi. Fra gli indagati diversi esponenti politici ed istituzionali.

Il mancato reperimento di una turbina spazzaneve per liberare le persone rimaste bloccate all’Hotel Rigopiano dalle forti nevicate occorse a metà gennaio sembra essere l’elemento centrale delle indagini: a seguito di ciò ritardò gravemente l’arrivo dei soccorsi dopo le tre scosse di terremoto del giorno 18 che provocarono il distacco della valanga dal Monte Siella della catena del Gran Sasso . Delle 40 persone rimaste sepolte dalla neve dentro la struttura alberghiera solo 11 vennero tratte in salvo, ma per le restanti 29 purtroppo non ci fu nulla da fare. Già lo scorso aprile era stata data notizia di sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, indagate dalla Procura della Repubblica di Pescara in relazione al drammatico evento.

Un dato in particolare avrebbe fatto riflettere: da due giorni prima della tragedia la Regione Abruzzo e la prefettura di Pescara avrebbero ricevuto bollettini che segnalavano un grave rischio valanghe anche nella zona della tragedia, ma dai server informatici degli enti istituzionali preposti non sarebbero risultate tracce di messaggi di posta elettronica di allerta destinati all’Hotel Rigopiano, né al Comune di Farindola ove ha sede la struttura.

I reati ipotizzati negli avvisi di garanzia vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

ll 18 gennaio in Abruzzo è in atto una violenta bufera di neve e si verificano 4 scosse di terremoto. Gli ospiti dell’Hotel Rigopiano,  isolato dalla nevicata, vogliono andarsene. Il proprietario invia diverse richieste d’aiuto. Nel pomeriggio, tra le 16.30 e le 16.50, una valanga travolge la struttura. Giampiero Parete miracolosamente risparmiato dalla valanga lancia l’allarme: “È caduto, è caduto l’albergo!“. Ma le sue disperate richieste d’aiuto cadono nel vuoto in una lunga catena fatta di equivoci e incredulità. Per ore nessuno crede possibile che l’Hotel Rigopiano sia crollato addosso a 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti. Solo alle 18.57 la macchina dei soccorsi si attiva.

In questo Gennaio 2018,  si è rischiato  si riproponesse un analogo caso al Sestriere, dove una slavina ha investito una casa sommergendola fino al primo piano. In questa circostanza, fortunatamente, non ci sono state conseguenze in fatto di vite umane.

                                                                                                     Andrea Zappelli

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