domenica, settembre 15, 2019
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L’altra faccia dello stalking, l’esperienza di Davide Stasi: “Stalker sarai tu”

Spesso sono le vicende personali che innescano ricerche e analisi approfondite su determinate realtà o situazioni. Denunciato e incriminato per stalking, pur senza prova alcuna, vedo un mio esposto per violenza domestica e violenza su minori, a carico della persona che mi ha accusato di persecuzione, archiviata, sebbene corredata di 90 pagine di prove pressoché inoppugnabili (sue stesse ammissioni delle violenze). Così mi trovo a constatare che in Italia si può finire incriminati senza prove, e che un reato comprovato viene invece archiviato.

La cosa non mi torna rispetto all’idea di Stato di Diritto che avevo. Così cerco di capirci di più. Nasce un’umile pagina Facebook dove condivido la mia esperienza, e vengo inondato di casi simili al mio, anzi nella maggior parte eccezionalmente più gravi. Studio, leggo, intervisto gente nelle questure e procure, raccolgo materiale. Per mettere ordine e fare chiarezza, la pagina Facebook evolve in un blog. Alla fine mi trovo con tanti di quei contenuti in mano, a mio avviso così sconvolgenti che nasce in modo naturale l’idea di cristallizzare il tutto in un libro. Questa è la genesi di “Stalker sarai tu”. Che è la storia di una mistificazione a norma di legge, con cui oggi chiunque può finire incastrato in un meccanismo penale da cui difficilmente è possibile difendersi, e che può avere come esito anche il carcere.

Il libro traccia, in modo sintetico e pienamente comprensibile per chiunque, il percorso di inquadramento della realtà degli atti persecutori. Si parte dalla definizione corretta di cosa sia lo stalking, sgombrando il campo dalle tante applicazioni anomale e estensive utilizzate oggi nei tribunali, per non parlare dei media. Oggi tutto è stalking, chiunque è uno stalker. Quando in realtà si tratta di una figura molto precisamente delineata e descritta nella letteratura scientifica e criminologica. C’è poi un quadro della situazione più sociologico, che attiene alle tendenze atomizzanti della società contemporanea, da un lato, con la distruzione di realtà protettive come la famiglia (i padri separati sono il bersaglio principale delle false accuse di stalking), e dall’altro con l’utilizzo strumentale, a fini commerciali, della figura femminile.


Una delle parti più sconvolgenti del libro è l’analisi della composizione delle pagine di alcuni quotidiani nazionali, dove a notizie relative al mondo femminile (diritti delle donne, violenza sulle donne, eccetera) sono sempre affiancati pubbliredazionali (pubblicità camuffate da articoli) di moda. La parte conclusiva poi analizza nel dettaglio la legge italiana che sanziona gli atti persecutori, l’articolo 612 bis del codice penale, spiegandone con chiarezza tutte le terrificanti anomalie. Una su tutte: l’ammonimento.

Se si viene accusati per stalking novantanove volte su cento si riceve un “ammonimento” dal questore, che è un atto amministrativo (come una multa, per intenderci). Che ha due caratteristiche se non anticostituzionali, poco ci manca: la prima è che dura per sempre. Se poi uno viene processato in sede penale per stalking e assolto con formula piena, resta comunque ammonito. La seconda è che la presenza di un ammonimento (amministrativo) è ragione di riconoscimento di recidiva in sede penale. Cioè se si riceve una successiva denuncia per stalking, si è considerati recidivi. Come a dire che se investo e uccido una persona, sono colpevole di omicidio colposo, ma se ho tre multe per divieto di sosta e una per eccesso di velocità nel mio passato, la mia pena verrà aumentata perché sono recidivo con l’automobile.

Questo è solo un esempio di come la disciplina legislativa del fenomeno stalking stia facendo a pezzi le basi più elementari del nostro Stato di Diritto. Ve ne sono altri, molteplici, tutti chiaramente spiegati nel libro, che affianca a questo un’analisi impietosa anche della comunicazione che viene fatta sul piano mediatico di questi fenomeni, con l’uso strumentale di statistiche poco significative al fine di affermare un allarme che non ha, di fatto, le proporzioni con cui viene raccontato.

Al centro di tutto, naturalmente, c’è un intreccio malato di business, politica, consensi elettorali, costruito sulla pelle di persone innocenti ma, cosa molto più grave, sulla pelle delle vere vittime. Il sistema, saturato di false accuse o accuse strumentali, finisce per non riuscire più a riconoscere la vera vittima da quella falsa. Ed è un’ ulteriore ferita mortale allo Stato di Diritto.

Tutto questo è spiegato in 120 agili pagine, frutto di una lunga ricerca e di una grande raccolta di testimonianze spesso oltre il limite del kafkiano. L’attività sul blog e la pubblicazione del libro, poi, hanno facilitato la mia presa di contatto con le realtà più colpite da questo coma dello Stato di Diritto. I padri separati in primis, ma in generale i molti finiti intrappolati in meccanismi infernali di ingiustizia e iniquità. Ho scoperto così che esiste una legge sull’affido condiviso che viene applicata di nome ma non di fatto. Al di là del libro, quindi, mi sono fatto promotore di un’iniziativa che trovo cruciale per come è stata concepita, nel metodo e nel merito.

Si tratta di un patto che viene proposto a tutte le persone perbene che in questo paese tengono a un ripristino dello Stato di Diritto. Chi sottoscrive il patto si impegna a votare, il 4 marzo, il partito che acquisisce interamente nel proprio programma elettorale e si impegna pubblicamente a realizzare i punti programmatici elaborati.

Che vanno letti: sarebbero una vera rivoluzione che desaturerebbe i tribunali, taglierebbe di netto le tensioni tra persone che si separano sollevando i minori da sofferenze e traumi irrecuperabili, recupererebbe una gran quantità di risorse pubbliche ora allocate in modo clientelare a favore di soggetti fuori da ogni controllo (i centri antiviolenza e le case rifugio). Non solo: contribuirebbe a stroncare la diffusissima pratica delle false accuse e a garantire al nostro paese una legge anti-stalking equilibrata e misurata al fenomeno reale. Il patto si sottoscrive online (https://www.petizioni24.com/patto_per_lequita_e_la_giustizia), non ha né padri, né autori, né leader: ciò che conta è il suo contenuto e il suo obiettivo.

Che può essere raggiunto solo se il numero dei firmatari è molto alto. Si parla di sei milioni di padri separati umiliati, i cui figli sono stati privati di fatto della figura paterna. Basterebbe una loro mobilitazione per mandare alla politica un segnale chiaro: tra le tante urgenze in agenda devono andare questioni come quelle affrontate nel patto, che attengono direttamente alla tenuta dello Stato di Diritto del nostro paese. Giustizia ed equità non sono optional per un paese che vuole crescere, sotto ogni aspetto, anche economico.

Tutto questo è partito da una vicenda personale, da una pagina facebook, poi da un blog, poi da un libro? Sì, è così. Talvolta si sente come un dovere interiore, come una chiamata a cui non si può resistere, muoversi in questo modo, anche se di fronte si ha Golia. Ma d’altra parte mi chiamo Davide, dunque ho motivo di essere ottimista.

Davide Stasi

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