lunedì, Ottobre 26, 2020
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“Quel maiale è Claretta Petacci”, una “battuta” da querela

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“Quel maiale è Claretta Petacci”.  Gelo. Le parole erano riferite alle foto postate da Giorgia Meloni nel corso degli ultimi giorni. E sono state pronunciate da un “comico”, Gene Gnocchi, che forse voleva suscitare ironia, ma che è riuscito solo ad essere offensivo oltre che a manifestare un inequivocabile cattivo gusto:  “Il maiale di Roma è femmina, si chiama Claretta Petacci”.

Il paragone deve necessariamente far rabbrividire le persone di buon senso e di buona educazione e l’effetto su chi ha sensibilità è di squallore: è brutta la frase, è brutto il pensiero del paragone, emerge un sentimento di sdegno.

Da un punto di vista giuridico parlare male di una persona defunta è vietato, al pari della diffamazione tra vivi. Ovviamente saranno gli eredi del de cuius che potranno proporre querela per diffamazione, come intentare anche un giudizio di risarcimento danni. Infatti la Suprema Corte, con la Sentenza n.21209/2017 del 3.5.17, ha precisato che “gli eredi possono difendere la memoria del parente defunto contro chi sparla di lui benché questi non ci sia più.

Il familiare può, in questo caso, «ritenersi persona offesa» dal reato e comunque «titolare dell’interesse a difendere la memoria» della persona morta.”. Pertanto è possibile ( e sembra che qualcuno si sia già mosso) che i discendenti della Petacci presentino una querela nei confronti di chi parla male della defunta, a tutela dell’onore dei defunti.

Ma l’offesa alla memoria del defunta non può essere circoscritta solo nei riguardi dei prossimi congiunti, ma di tutta quella comunità che ripudia forme di violenza psicologica, di prepotenza (pseudo) intellettuale operata da chi abusa di un potere di comunicazione di massa, come quello dato dalla televisione.

Infatti, la tutela non è solo nei confronti del defunto, ma anche nei confronti di quei soggetti, i “prossimi congiunti”, che conservano i ricordi e gli affetti riferiti al proprio caro e che si sentono feriti da dichiarazioni che manifestano pubblicamente non solo indifferenza, ma addirittura compiacimento, se non ebbrezza, nei confronti di un tragico assassinio.

La Petacci è stata nuovamente nuovamente uccisa dalle parole scellerate di un uomo che si definisce comico dopo essere stata uccisa dai partigiani. E ora dovrà necessariamente essere messo di fronte alle proprie responsabilità.

Avv. Gian Luigi Pepa

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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