sabato, Dicembre 4, 2021
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UN ANNO DI SUCCESSI PER TRUMP, MA LA CACCIA ALLE STREGHE CONTINUA

trump

Un anno di Donald Trump alla Casa Bianca; 365 giorni sempre sul filo del rasoio che hanno portato il più grande taglio delle tasse nella storia americana, una forte e crescente espansione dell’economica del Paese ed oltre 60 record storici succedutisi per gli indici azionari di Wall Street mai giunti così in alto prima d’ora, nonostante i furibondi e martellanti attacchi diretti quotidianamente contro il nuovo Presidente ormai giunti al loro acme con il fake book “FIRE and FURY” in cui Trump viene cortesemente definito come IDIOTA, DEMENTE e mentalmente DISSOCIATO.

E tanto per cambiare Trump è di nuovo sotto attacco per l’ormai stucchevole Russiagate, e bene ha fatto a denunciare di essere vittima della più grande caccia alle streghe mai subita da un politico Americano. Evidentemente i grandi giornali americani non vogliono perdonare al nuovo Presidente la pessima figura a cui li ha esposti venendo eletto alla Casa Bianca contro tutti i pronostici e ridicolizzando la furibonda campagna di stampa orchestrata a favore della candidata democratica Hillary Clinton e contro il vincitore a sorpresa delle primarie repubblicane (per di più con notevole sorpresa e scarsissimo entusiasmo anche da parte dei notabili dello stesso partito repubblicano).

Ultimo cavallo di battaglia dei professionisti dell’anti-Trumpismo è la richiesta di una fantomatica messa in stato di accusa per il Russiagate, ovvero per la presunta sudditanza mostrata da Trump verso il Cremlino, al cui Ministro degli Esteri Lavrov avrebbe rivelato informazioni riservate contro il terrorismo, nonostante che Mosca abbia smentito tutto offrendosi di pubblicare il verbale dell’incontro avvenuto alla Casa Bianca.

Altra accusa formulata sullo stesso filone riguarderebbe le presunte pressioni sull’ex Direttore dell’FBI Comey per ostacolare le indagini su contatti impropri fra alti funzionari dello staff di Trump ed il Cremlino, nonché su una battuta – poi prontamente smentita – formulata da un senatore repubblicano che ipotizzava il fatto che Trump, allora candidato, fosse sul libro paga di Putin.

Ed anche qui, bene ha fatto il presidente Trump a denunciare che “Con tutti gli atti illegali che hanno avuto luogo nella campagna di Clinton e nell’amministrazione Obama non è mai stato nominato un procuratore speciale» come nel suo caso.

D’altronde già in campagna elettorale i grandi giornali, tutti di fede democratica, avevano tentato di montare il caso di un Trump ricattabile dai Russi per via di oscuri interessi economici e storie di incontri con prostitute d’alto bordo, tutto poi finito in un gigantesco buco nell’acqua.

Al netto di tutte le speculazioni mediatiche e politiche, sta emergendo la semplice verità di un establishment di potere che in America non si è ancora rassegnato alla vittoria elettorale di un outsider come Trump, e tenta in ogni modo di liberarsene senza considerare i danni che la ossessione Antirussa propagandata in chiave anti-Trump potrebbe portare alla lotta internazionale contro il terrorismo islamista ed alla pace ed alla stabilità nel mondo intero.

Forse si vuol spingere di nuovo Trump a mosse infelici in Siria ed in Medio Oriente, in nome della necessità di contenere un presunto espansionismo Russo in quell’area, che sta invece pagando con il sangue dei suoi militare la prima grande sconfitta dell’Isis e di Al-Qaeda in quell’area?

Non vorremmo che, nella frenesia di tentare di abbattere Trump e di aizzare una nuova guerra fredda contro la Russia, i media ed i democratici americani finissero per diventare gli utili idioti del Califfato nero dei tagliatori di teste dell’ISIS, lasciati proliferare da 8 anni di inerzia della tanto decantata amministrazione Obama, di cui la Clinton sarebbe stata la degna continuatrice.

Ed in conclusione di questo anno di ferro e di fuoco che ha segnato l’esordio della nuova Presidenza a stelle e strisce sono giunti gli Oscar delle fake news (ovvero delle vere e proprie bufale) che Trump ha voluto assegnare ai grandi giornali che quotidianamente gli fanno la guerra, non volendo ancora accettare il fatto che – nonostante la loro furibonda campagna di demonizzazione svolta sotto elezioni – i cittadini americani lo abbiano eletto alla Casa Bianca: è la DEMOCRAZIA bellezze, verrebbe da rispondere. (infografica www.stampaprint.net/it)

Gianni Brandi