domenica, Ottobre 17, 2021
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Pamela, basta spettacolarizazzione: le verità sommerse

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Pamela Mastropietro: ci si è accaniti fin troppo sui dettagli macabri e pruriginosi di una vicenda già di per se stessa brutale fino all’inverosimile. Si sono così trascurati aspetti di fondamentale importanza per la ricostruzione dei fatti e per la comprensione globale di quanto accaduto.

Pamela aveva 18 anni. Una ragazza con problemi come tanti giovani i oggi, a cui la società non dà alcun punto di riferimento ed in cui anche la famiglia appare un’istituzione in crisi. Ma i suoi problemi stava cercando di risolverli. Si era resa conto si aver imboccato una strada buia, di essere entrata in un tunnel dal quale stava cercando di uscire. Sulla sua morte si è fatto uno scempio ancora più terribile di quello operato da chi l’ha fatta a pezzi con una crudeltà a cui non si può e non ci si deve abituare.

La mamma della giovane ha più volte affermato che la figlia aveva la fobia delle siringhe. E l’unica versione che ora si ha, visto che lei non è più in grado di parlare, è quella dei nigeriani indagati in relazione alla sua morte. Ed è sempre bene valutare ogni possibile risvolto, ogni possibile ipotesi. Cosa che gli inquirenti stanno facendo.

La giovane è stata fatta a pezzi, smembrata, chiusa in due valigie e gettata via nelle campagne di Pollenza. Ci si è soffermati fin troppo sul fatto che la ragazza abbia fatto sesso per soldi appena fuggita dalla comunità di recupero Pars di Corridonia. E ci è soffermati fin troppo sui dettagli dello smembramento del cadavere. Sull’ipotesi dei rituali.

La cannibalizzazione della sua memoria è stata operata proprio da noi. Ci vuole rispetto. Il fatto certo è che Pamela stava cercando di risolvere i suoi problemi. Poi che cosa è accaduto? Perché si è allontanata dalla comunità di recupero? Solo per l’impellente esigenza di riprendere a far uso di sostanze stupefacenti?  C’è una linea oscura che collega l’allontanamento volontario dalla comunità alla sua atroce morte. E sulla quale ancora non si è fatta luce. In troppe occasioni Pamela è stata fatta passare solo per una tossica disperata disposta a tutto per la droga. Personalmente sono convinta che non sia così. Era troppo giovane, ancora per certi versi ingenua, solo troppo problematica.

Perché si è allontanata da Corridonia? Che ruolo hanno in tutto questo i nigeriani indagati in relazione alla sua morte?  Era la prima volta che li vedeva in vita sua? E’ salita volontariamente nell’abitazione di via Spalato o è stata in qualche modo costretta o indotta? Perché ha acquistato quella siringa in farmacia? Troppe cose non tornano nella rappresentazione dei fatti. E invece di accanirsi sulla sua memoria si dovrebbe cercare di capire, davvero, la verità dei fatti.

Nella mattinata di oggi è stato intanto convalidato il fermo dei due nigeriani recentemente fermati in relazione alla sua morte, Desmond Lucky, 22 anni, e Awelima Lucky, 27 anni, individuati dopo Innocent Oseghale, 29 anni: l’accusa è di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere. I due nigeriani restano in carcere.

La giovane sarebbe stata prima colpita alla testa e poi con due fendenti al fegato. Il quarto indagato, che sembra avvia avuto un ruolo marginale nella vicenda, sta manifestando un atteggiamento collaborativo.

Lucia Mosca

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