martedì, Ottobre 19, 2021
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La mamma di Pamela: “Accertare le responsabilità della comunità di recupero”

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La mamma di Pamela esplode dopo aver accusato il dolore: “E’ necessario riscontrare le responsabilità della comunità di recupero”. La domanda è: l’operatore che doveva seguire la ragazza dov’era nel momento in cui ha deciso di andarsene? Era giusto lasciarglielo fare?

Lo sfogo di Alessandra Verni passa attraverso le telecamere di Mattino Cinque: “La devono pagare, pene massime senza sconti”. E qui si riferisce chiaramente agli aguzzini di sua figlia.  Ma poi punta il dito anche contro la comunità di recupero Pars di Corridonia dove era ospitata la ragazza, comunità che la giovane aveva lasciato di nascosto il giorno della sua scomparsa.

“Penso sia successo qualcosa lì e non capisco cosa, dovreste parlare con loro”, prosegue la donna. “C’è una responsabilità da parte di varie strutture”, accusa ancora la mamma di Pamela. “Il razzismo non c’entra niente con la morte di mia figlia – continua Alessandra – i criminali sono sia bianchi sia  neri”.

La mamma della giovane ha più volte affermato che la figlia aveva la fobia delle siringhe. E l’unica versione che ora si ha, visto che Pamela non è più in grado di parlare, è quella dei nigeriani indagati in relazione alla sua morte.

La giovane è stata fatta a pezzi, smembrata, chiusa in due valigie e gettata via nelle campagne di Pollenza. Ci si è soffermati fin troppo sul fatto che la ragazza abbia fatto sesso per soldi appena fuggita dalla comunità di recupero. E ci è soffermati fin troppo sui dettagli dello smembramento del cadavere. Sull’ipotesi dei rituali.

Il fatto certo è che Pamela stava cercando di risolvere i suoi problemi. Poi che cosa è accaduto? Perché si è allontanata dalla comunità di recupero? Solo per l’impellente esigenza di riprendere a far uso di sostanze stupefacenti?  C’è una linea oscura che collega l’allontanamento volontario dalla comunità alla sua atroce morte. E sulla quale ancora non si è fatta luce. In troppe occasioni Pamela è stata fatta passare solo per una tossica disperata disposta a tutto per la droga. Personalmente sono convinta che non sia così. Era troppo giovane, ancora per certi versi ingenua, solo troppo problematica.

Perché si è allontanata da Corridonia? Che ruolo hanno in tutto questo i nigeriani indagati in relazione alla sua morte?  Era la prima volta che li vedeva in vita sua? E’ salita volontariamente nell’abitazione di via Spalato o è stata in qualche modo costretta o indotta? Perché ha acquistato quella siringa in farmacia? Troppe cose non tornano nella rappresentazione dei fatti.

 

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