domenica, Ottobre 17, 2021
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Coltellate mentre era ancora viva: Pamela Mastropietro non è morta di overdose

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Le coltellate sono state inferte mentre era ancora viva. Pamela Matropietro voleva tornare a casa. Avrebbe dovuto prendere il treno per Roma la mattina del 30 gennaio, perso per un soffio. Da lì l’incontro con Innocent Oseghale. E la sua morte. Sulla ricostruzione dei suoi ultimi attimi di vita gli interrogativi sono ancora tanti. Ed il fatto della siringa acquistata in farmacia alla famiglia non è andato proprio giù. Pamela Mastropietro aveva una vera e propria avversione per le siringhe, come più volte ribadito dalla madre e di recente anche dello zio, che fornendo dichiarazioni alla stampa ha dichiarato che dubita del fatto che l’iniezione se la sia procurata da sola. E allora perché avrebbe acquistato la siringa in farmacia? Forse perché glielo ha chiesto Innocent Oseghale?

Attualmente sono tre i soggetti fermati e chiusi in carcere in relazione alla morte di Pamela: Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima. Su di loro pesano gravi indizi di colpevolezza. Avrebbero fatto a pezzi il corpo della ragazza sulla terrazza, senza finestre intorno e quindi lontani da occhi indiscreti. E c’è anche un quarto indagato, a piede libero, che si sta mostrando collaborativo.

Quel corpo è stato martoriato fino all’inverosimile, per essere rinvenuto poi chiuso in due valigie nelle campagne di Pollenza. Si è cercato di cancellare con tutti i mezzi le tracce della violenza. Ma perché allora i trolley sono stati lasciati dove chiunque avrebbe potuto trovarli? Un avvertimento a qualcuno? E, nel caso, a chi?

Nel frattempo è spuntata un’altra testimone: una bigliettaia della stazione di Macerata, che ricorda di aver visto Pamela poco dopo le 7.34 del 30 gennaio. “Mi ricordo benissimo – ha detto – di quella ragazza con il trolley che faceva rumore. Mi chiese quando era il prossimo treno per Roma e le dissi di attendere le 13 e lei se ne andò”. Tornò poco dopo per chiedere di una coincidenza a breve, che non c’era. Si diresse così verso il suo destino e la sua atroce fine.

L’esame autoptico ha ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti.

Quando è stata accoltellata, quindi, la giovane era ancora viva. E aveva anche una lesione al volto, come se fosse stata picchiata. E’ molto probabile che abbia tentato di opporre resistenza ad un tentativo di stupro e che il suo diniego le sia costato la vita.

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