lunedì, Ottobre 25, 2021
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ALTA TENSIONE IN SIRIA DOPO L’AVANZATA ANTI CURDA DELLA TURCHIA

erdogan

Negli ultimi giorni è salita alle stelle  la tensione fra Turchia e milizie filo-Assad ad Afrim, zona sotto controllo Curdo nel nord-est della Siria con notevole rischio di rottura del fronte filo-Russo costruito nel teatro Siriano in senso anti-jihadista dal Cremlino.

La alleanza promossa da Putin con le forze del Presidente siriano Assad, le milizie sciite dei pasdaran Iraniani e degli hezbollah Libanesi, nonchè con la imperscrutabile Turchia di Erdogan rischia di andare in pezzi sullo scoglio della legittima aspirazione alla indipendenza nazionale dei combattenti Curdi dell’YPG che controllando la provincia Siriana di Afrim al confine Turco hanno costituito l’embrione di un futuro stato Curdo.

Aspirazione legittima perchè pagata con il sangue di tanti soldati Curdi che addestrati dagli Stati Uniti hanno costituito la punta di diamante della cruenta avanzata che ha sconfitto l’ISIS in Siria quando era giunto ad un passo dalla vittoria finale istituendo a Raqqa e nella vicina Mosul in territorio Iracheno le capitali del sedicente Stato islamico del Califfato nero.

Già dal 20 gennaio l’Esercito Turco è entrato in territorio Siriano con un’operazione paradossalmente denominata “Ramoscello d’Ulivo” nella Provincia a maggioranza Curda di Afrim e nell’area di Tel Rifaat L’avanzata si è poi rivelata difficile e sanguinosa, rischiando di entrare in conflitto con gli addestratori Statunitensi delle truppe Curde e sfociando infine in un conflitto aperto con le milizie Iraniane sciite filo-governative accorse a sostenere le truppe Curde assediate.

Come nel caso di Kobane di 3 anni fa al confine Turco assediata dall’ISIS le forze di Erdogan non hanno esitato di fronte al rischio di rompere le alleanza stripulate da una parte con i Paesi della NATO e dall’altro con la Russia di Putin pur di combattere le forze Curde anche a costo di avvantaggiare i tagliagole jihadisti e di violare il territorio Siriano.

Ma questa volta contro la Turchia sono scese le milizie sciite che sostengono Assad, ed il rischio di uno scontro frontale non è mai stato così alto.

Vedremo quindi se avranno successo le mosse del Cremlino volte a scongiurare il rischio che le proprie alleanze anti-ISIS e filo-Assad nel teatro Siriano vadano in pezzi: resta comunque sul tappeto la necessità di porre un freno all’espansionismo Turco nell’area, che potrebbe portare a danni difficilmente calcolabili alle relazioni internazionali nell’arroventato scacchiere del Medio Oriente.

 

 

Gianni Brandi