sabato, Ottobre 16, 2021
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Pamela Mastropietro, lo zio: “Se non si fosse allontanata dalla comunità nulla sarebbe accaduto”

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In un’intervista rilasciata a ÈTv Marche, lo zio di Pamela Mastropietro, Marco Valerio Verni, che tra l’altro è avvocato, pronuncia parole molto dure, che rivolge alla comunità di recupero Pars di Corridonia, ma anche gli organi di informazione: “Se Pamela non si fosse allontanata dalla comunità di recupero tutto il resto non sarebbe accaduto. Quelli che esprimo sono i dubbi dei tre quarti del popolo italiano. Pamela non era in grado di decidere nulla.  La nonna é stata avvisata quando già Pamela si era già allontanata“.

E ancora: “Bisogna mantenere lucidità. Se queste persone non possono essere collegate all’efferato delitto devono avere le garanzie del caso. Da parte della comunità nigeriana si aspetta collaborazione: è una comunità ristretta. Credo che qualcuno possa sapere”.

E conclude: “E’ bene che non si scada in descrizioni troppo dettagliate che potrebbero essere risparmiate e che si evitino illazioni sulla memoria di una ragazza che ha fatto la fine che ha fatto e che non potrà dire la sua verità. Mi riferisco alla questione della siringhe, che ha molto ferito la famiglia. Potrebbe essere stata stordita suo malgrado. Ma lei questo non potrà dircelo mai più” .

Pamela aveva 18 anni. Una ragazza con problemi come tanti giovani i oggi, a cui la società non dà alcun punto di riferimento ed in cui anche la famiglia appare un’istituzione in crisi. Ma i suoi problemi stava cercando di risolverli. Si era resa conto si aver imboccato una strada buia, di essere entrata in un tunnel dal quale stava cercando di uscire. Sulla sua morte si è fatto uno scempio ancora più terribile di quello operato da chi l’ha fatta a pezzi con una crudeltà a cui non si può e non ci si deve abituare.

La mamma della giovane ha più volte affermato che la figlia aveva la fobia delle siringhe. E l’unica versione che ora si ha, visto che lei non è più in grado di parlare, è quella dei nigeriani indagati in relazione alla sua morte. Ed è sempre bene valutare ogni possibile risvolto, ogni possibile ipotesi. Cosa che gli inquirenti stanno facendo.

La giovane è stata fatta a pezzi, smembrata, chiusa in due valigie e gettata via nelle campagne di Pollenza. Perché si è allontanata da Corridonia? Che ruolo hanno in tutto questo i nigeriani indagati in relazione alla sua morte?  Era la prima volta che li vedeva in vita sua? E qual è la verità sui contatti esterni?

La giovane sarebbe stata prima colpita alla testa e poi con due fendenti al fegato. Il quarto indagato, che sembra avvia avuto un ruolo marginale nella vicenda, sta manifestando un atteggiamento collaborativo.

Lucia Mosca