venerdì, Ottobre 22, 2021
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Renzi: Se perdo non me ne vado. Sarà vero?

Elezioni il 4 marzo, Renzi avverte: “Se perdo non me ne vado”

A 5 giorni dall’apertura delle urne Renzi scalda i motori per il finale della campagna elettorale e – a differenza di quanto accadde per la campagna sul referendum istituzionale poi sonoramente bocciato – avverte: se il Partito Democratico dovesse far registrare un risultato al di sotto delle aspettative nessun passo indietro del segretario.

Ovviamente va fatta chiarezza suI reali obiettivi del PD. Per il leader l’obiettivo sarebbe quello di ottenere il più grande gruppo parlamentare in almeno uno dei due rami del Parlamento sottraendo il primato al Movimento 5stelle facendo leva sui piccoli partiti alleati nella coalizione del centrosinistra che se ottenessero più dell’1% dei suffragi ma non riuscissero a superare lo sbarramento del 3% cederebbero  i propri voti ed i propri seggi allo stesso Partito Democratico.

Un risultato che secondo Renzi potrebbe essere raggiunto a dispetto dei sondaggi sfavorevoli che si sono avvicendati.

In termini percentuali un risultato positivo potrebbe essere attorno al 25 per cento, cioè il risultato ottenuto alle precedenti consultazioni dall’ex segretario dem Bersani, oggi fuoriuscito in Liberi e Uguali. Un risultato sideralmente  lontano dal 40% delle ultime elezioni Europee, e comunque non facile da ottenere in considerazione appunto della scissione effettuata dalla sinistra del partito. E dunque anche la speranza di risultare il primo partito in Parlamento grazie a qualche aiutino risulta altrettanto difficile, allontanando la possibilità di ottenere in tal modo un mandato esplorativo per la formazione del futuro governo da parte del Presidente Mattarella.

Ma comunque ciò che colpisce della presa di posizione di Renzi è il completo ribaltamento degli intenti manifestati dallo stesso Renzi in occasione del referendum istituzionale quando l’allora premier dichiarò ai quattro venti che in caso di bocciatura della riforma – poi affondata nelle urne dal 60% degli elettori – avrebbe lasciato la politica, cosa che poi è stata smentita dalla realtà dei fatti.

Va però considerato che “mutatis mutandum” anche stavolta l’esito della scommessa fatta da Renzi – stavolta però al ribasso – potrebbe risultare contraria alle previsioni formulate, in una rinnovata eterogenesi dei fini.

Infatti se stavolta, al di là dell’ottimismo professato da Renzi e dai suoi fedelissimi, il risultato di un Partito Democratico in discesa finisse per sfondare in basso quota 20% appare assai probabile che al di là della volontà  di rimanere comunque al proprio posto manifestata dal segretario PD la opposizione interna al partito riuscirebbe alfine a defenestrare definitivamente la leadership renziana.

Gianni Brandi