domenica, Ottobre 17, 2021
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Alessandro Neri, elementi utili dall’autopsia. Movente passionale o pista venezuelana?

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PESCARA – Non è detto che assassino e mandante siano necessariamente soggetti diversi. E gli investigatori stanno lavorando a tutto campo per mettere insieme i tasselli del puzzle. Alessandro Neri, uscito lunedì pomeriggio dalla sua abitazione per non farvi più rientro, è stato trovato morto nel pomeriggio di giovedì 8 marzo seduto sulla riva di un torrente nella zona del fosso Vallelunga, con le gambe immerse nell’acqua, il busto appoggiato agli arbusti, il cappuccio della felpa sulla testa. E quel colpo al petto che gli è stato letale.

Non è ancora chiaro se sia stato ucciso altrove e poi portato nel luogo del ritrovamento o se il delitto si sia consumato dove il corpo del giovane è stato rinvenuto. Se così fosse, i dettagli resi noti potrebbero far scattare diverse ipotesi. Quel cappuccio in testa, la posizione del corpo, quell’unico colpo di arma da fuoco diretto al torace potrebbero far pensare al fatto che il giovane stesse subendo minacce, che lo si volesse costringere a fare qualcosa che si è rifiutato di fare. E lì potrebbe essere partito il colpo. Tuttavia l’ipotesi ad ora più accreditata sembrerebbe essere quella che Alessandro sia stato portato sulla riva del torrente quando era già morto e poi posizionato nel modo in cui è stato trovato. Gli investigatori lavorano senza sosta e stanno passando al setaccio i tabulati telefonici del cellulare del giovane.

Sulle indagini c’è il massimo riserbo imposto dal pm. Ieri è stata effettuata l’autopsia. Gli accertamenti hanno richiesto molto tempo. All’autopsia ha presenziato un ufficiale del Ris esperto di balistica. L’esame autoptico dovrà stabilire, oltre al tempo della morte, da quale distanza è stato esploso l’unico colpo che, apparentemente, avrebbe ucciso il 29enne. L’arma non è stata ancora trovata. Ma è nei contatti telefonici di Alessandro Neri che potrebbe essere racchiusa la soluzione al giallo. Sul movente non c’è ancora alcuna certezza. Non si esclude la pista passionale come non si esclude allo stesso modo la pista venezuelana.

In particolare si indaga sulle ragioni del ritorno in Italia del nonno materno Gaetano e sull’ipotesi che sia stata consumata una vendetta partita addirittura dal Sudamerica, dove l’imprenditore potrebbe aver lasciato qualche conto in sospeso.

Alessandro lavorava insieme ai fratelli nell’azienda ‘Il Feuduccio’ a Orsogna, in provincia di Chieti. Era stata fondata nel 1995 da Gaetano, tornato in Abruzzo dopo 40 anni trascorsi in Venezuela. Lì era arrivato da emigrante per poi realizzare una fortuna attraverso la produzione di ceramiche per l’edilizia.

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