sabato, Ottobre 23, 2021
Home > Italia > Alessandro Neri, gli inquirenti sulle tracce dell’assassino

Alessandro Neri, gli inquirenti sulle tracce dell’assassino

< img src="https://www.la-notizia.net/lutto" alt="lutto"

PESCARA – Le indagini proseguono a ritmo serrato. E gli inquirenti sono determinati a chiudere il caso in tempi il più possibile rapidi. Alessandro Neri è stato ucciso con una pistola di piccolo calibro. Quello che si pensa è che non si sia trattato di un omicidio premeditato, ma che la situazione sia sfuggita di mano dopo una discussione. Un elemento di non poco conto è che le chiavi della macchina di Alessandro sono sparite. L’assassino potrebbe aver guidato l’auto dopo averlo ucciso e dopo averla ripulita da eventuali tracce per poi parcheggiarla nel centro di Pescara.

Non si esclude al momento nessuna pista e si continua a lavorare a 360 gradi. Tuttavia sembra che si stia focalizzando l’attività investigativa su eventuali contatti di Alessandro con la criminalità locale e ci sarebbe anche una lista di nomi, anche se al momento non esistono indagati. Gli investigatori si stanno concentrando anche sugli affari del giovane: Alessandro vendeva on line preziosi, rolex.

Lunedì scorso, intorno alle 18, Alessandro Neri è uscito di casa dicendo: “Non so se torno a cena”. Dalla villetta di Spoltore l’ultimo segnale del telefono risale a quando ha agganciato la cella di Valleunga. Probabilmente il giovane aveva appuntamento con qualcuno di cui si fidava.

Sono due i colpi di pistola che, esplosi a distanza ravvicinata, hanno raggiunto Alessandro Neri: uno, mortale alla testa e l’altro all’emitorace. Il primo proiettile è stato recuperato in sede autoptica, chiarendo che l’arma usata è di piccolo calibro. Lo ha rivelato il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, colonnello Marco Riscaldati, in un incontro con i giornalisti.

Alessandro Neri è stato trovato morto nel pomeriggio di giovedì 8 marzo seduto sulla riva di un torrente nella zona del fosso Vallelunga, con le gambe immerse nell’acqua, il busto appoggiato agli arbusti, il cappuccio della felpa sulla testa.

Non è ancora chiaro se sia stato ucciso altrove e poi portato nel luogo del ritrovamento o se il delitto si sia consumato dove il corpo del giovane è stato rinvenuto. Ma, se così fosse, i dettagli resi noti potrebbero portare alla conclusione ce si sia trattato di un litigio finito male. Quel cappuccio in testa, la posizione del corpo, i due colpi di pistola, fanno pensare che il giovane stesse subendo minacce, che lo si volesse costringere a fare qualcosa che si è rifiutato di fare.

Familiari e amici descrivono Alessandro come un bravo ragazzo, privo di ombre. Non è però escluso che potesse aver iniziato ad avere frequentazioni pericolose.

Enrico Bolzan

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net