domenica, giugno 24, 2018
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Omicidio Rapposelli, la difesa: “Non ci sono prove che sia stata uccisa”

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GIULIANOVA – Sono stati arrestati la mattina del 6 marzo nella loro abitazione in relazione all’omicidio di Renata Rapposelli, pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e rinvenuta cadavere a Tolentino, lungo l’alveo del fiume Chienti.

Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio della donna, unici indagati in relazione al delitto, sono stati tradotti nel carcere di Castrogno a Teramo. L’accusa che pesa su di loro è quella di omicidio aggravato in concorso e di occultamento di cadavere.

Tuttavia, secondo i legali della difesa, non ci sarebbero prove che la donna sia stata uccisa. In effetti, stando ai dati ufficialmente divulgati e relativi all’autopsia, non sono stati inferti colpi da taglio e non sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco. La causa della morte non è stata ancora accertata. Si presume che la donna sia stata stordita per poi essere soffocata o strangolata. Ma, al momento, nessuna prova certa.

Per questo motivo, la difesa di Simone e Giuseppe Santoleri nutre dubbi sulla fondatezza del capo d’accusa. E, in ogni caso, sarà la giustizia, attraverso i tre gradi di giudizio, a stabilire l’innocenza o la colpevolezza dei due indagati.

Il 9 ottobre scorso la donna è partita per Giulianova da Ancona, dov’è la sua abitazione, perché preoccupata delle condizioni di salute del figlio Simone. L’incontro è rapidamente degenerato in un furibondo litigio scaturito, con grandissima probabilità, da motivazioni di tipo economico.

Intorno alle 17.00 dello stesso giorno, secondo quanto asserito dalla farmacista di Tortoreto che l’avrebbe vista, la donna avrebbe preso un calmante e probabilmente strisciato il proprio codice fiscale (circostanza, questa, mai confermata in via ufficiale). In serata il cellulare di Renata si spegne e si spengono nella stessa fascia oraria, per essere riattivati solo tre giorni dopo, i telefoni dell’ex marito e del figlio.
Gli inquirenti hanno trovato un secondo account Google della Rapposelli sul quale hanno effettuato accurate analisi. E’ stato inoltre realizzato un clone della scheda telefonica della pittrice, il cui cellulare non è mai stato rinvenuto.
Per quanto riguarda le cause del decesso, nella fase iniziale delle indagini, gli inquirenti si sono trovati ad agire per esclusione: la morte per avvelenamento sarebbe stata quella più facilmente dimostrabile, mentre per quanto riguarda il soffocamento e lo strangolamento, non sussisterebbero prove evidenti né sull’apparato scheletrico né sui tessuti.
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