domenica, Ottobre 24, 2021
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Pamela Mastropietro, il giallo di Oseghale. La difesa: “Dica la verità”

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Pamela Mastropietro aveva solo 18 anni. Un’età in cui non si hanno ben chiare tante cose, in cui è facile addentrarsi in percorsi oscuri per eccessiva sensibilità o fragilità. Le è stato fatto un processo mediatico post-mortem. Le è stato dato della tossica sui social, è stata infangata la sua memoria scrivendo di presunti rapporti sessuali per avere i soldi per comprarsi la dose. La verità è solo una: questa giovane si trovava in una comunità di recupero per risolvere i propri problemi. Voleva uscire dal tunnel, cominciare una nuova vita. Nessuno l’ha fermata quando se n’è andata con tanto di valigie. Nessuno ha vegliato su di lei.

Una vita, la sua, che è stata spezzata in modo bestiale: uccisa, fatta a pezzi, chiusa in due trolley e gettata nelle campagne di Pollenza. Tre persone sono in carcere in relazione alla sua morte con l’accusa di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere: Innocent Oseghale,  Desmond Lucky, Lucky Awelima. Sul corpo di Pamela sarebbero state rinvenute tracce del dna di Oseghale. E proprio per lui, che ha sempre rigettato ogni addebito, ora è arrivato il momento di assumersi le proprie responsabilità.

Avrebbe confessato di aver ucciso Pamela Mastropietro nel corso di un colloquio in carcere con la propria compagna, circostanza poi smentita dalla Procura di Macerata.  Qualcosa sicuramente ha detto, ma probabilmente a causa di un italiano che ha molte lacune, il messaggio che è passato è stato un altro. In ogni caso la sua posizione si aggrava ogni giorno che passa. Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, l’avvocato Umberto Gramenzi incontrerà domani mattina in carcere a Marino del Tronto il nigeriano Innocent Oseghale. Con lui il codifensore Simone Matraxia e un interprete di inglese, per essere sicuri che non si verifichino equivoci. Questo per convincerlo a dire la verità, in quanto non ci sono più molte vie d’uscita.

Che Pamela Mastropietro non fosse morta di overdose era stato già confermato dalla relazione del tossicologo Rino Froldi. Sono state rinvenute tracce di morfina in vari organi, ma, nel caso in cui si verifichi una overdose, la droga tende a concentrarsi nella parte del corpo in cui è avvenuta l’assunzione.

L’esame autoptico ha ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti.

Quando è stata accoltellata, quindi, la giovane era ancora viva. E aveva anche una lesione al volto, come se fosse stata picchiata. E’ molto probabile che abbia tentato di opporre resistenza ad un tentativo di stupro e che il suo diniego le sia costato la vita.

 

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