sabato, Ottobre 23, 2021
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Zombie: a volte tornano, in Italia prosperano

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Zombie, a volte tornano. Sembrerebbe il titolo di un film dell’orrore, invece è quello che grazie ad una legge elettorale assurda, appositamente studiata e promulgata, accade in Italia.

Il nostro Paese ha subito diversi anni di governi non eletti il cui operato è stato bocciato nel corso delle ultime elezioni. Il popolo Italiano ha provato con il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016 a sancire il fallimento dell’operato dell’allora governo e delle incomprensibili e sfasciste politiche che hanno favorito la disoccupazione, una immigrazione indiscriminata e l’assoluta mancanza di sicurezza, oltre che l’impoverimento generale della popolazione, al punto che mai come in questi anni si è assistito ad un così elevato numero di suicidi per motivi economici.

Una bocciatura clamorosa, talmente evidente e prorompente che ha sbaragliato perfino ogni possibilità di manomettere il referendum, essendovi stata una partecipazione di massa che non si registrava da tantissimo e che ha sancito inequivocabilmente la assoluta e totale negazione del governo e della politica sfascista fino ad allora perpetrata.

E’ evidente come gli elettori referendari si attendessero del dimissioni del governo e l’uscita di scena dei principali responsabili dalla vita politica, come pubblicamente promesso, per poter finalmente andare a libere elezioni democratiche.  Questo per invertire una tendenza ormai consolidata negli anni che è stata quella di ridurre l’Italia un Paese dove fare shopping di aziende e da riempire di clandestini che per la maggior parte non hanno i requisiti di rifugiati politici.

Ma il potere, si sa, piace e chi ha la poltrona non vuol abbandonarla. Così, con una sconcertante mossa, si sostituisce il Premier lasciando inspiegabilmente il governo intatto, anzi premiando con un incarico di maggior prestigio chi aveva affiancato e difeso fedelmente il capo di tanta disfatta, essendo tra l’altro firmatario della riforma bocciata dalla consultazione referendaria.

Un governo di scopo, si cercò di dire, che doveva fare una legge elettorale che potesse favorire la costituzione di un governo stabile, ma che a tutti gli effetti permetteva di continuare, fino a naturale scadenza di mandato, la politica contro gli Italiani.

La campagna elettorale ha avuto, tra l’altro, caratteristiche uniche e, si spera, irripetibili: mai come in questa tornata elettorale si è discusso così poco dei programmi per rimettere in sesto o meglio far rinascere l’Italia, per lasciare il posto, in maniera oltremodo faziosa, alla lotta contro un (impossibile) ritorno del fascismo, monopolizzando con questo tema stampa, televisione, piazze e manifestazioni.

Ma, finalmente, l’incubo finisce e gli Italiani, pur consapevoli della inconcepibile legge elettorale promulgata, ma con la grande voglia di cambiare strada, si recano alle urne il 4 marzo.

Mai un partito, specie di governo, ha registrato un crollo così forte: si è passati dal 40% al 18%.

Ed ha fallito anche il nuovo partito “sinistro”, formato da coloro i quali, all’indomani del referendum, avevano deciso di abbandonare la “casa madre” costituendo una nuova entità politica. Malgrado le previsioni, che parlavano di una percentuale di votanti pari al 10/12%, ci si è infatti attestati al 3 %.

Ma sembra che non sia finita e adesso, per necessità di governo, e malgrado le dichiarazioni relative ad una assoluta assenza di volontà di dare il proprio sostegno ad una o all’altra parte, sembra che il partito che finora ha governato sia destinato a fungere da ago della bilancia.

E mai paracaduti e blindature sono risultati più nefasti e deleteri. Personaggi appartenenti a tale partito sono stati infatti eletti con altra formula.

Gli italiani, che con il voto del 4 marzo hanno ben manifestato la propria volontà, si trovano così a fare ancora i conti con una realtà politica nella quale non hanno più fiducia ma che cotinua a fare, anche ora, campagna elettorale. Insomma, come diceva il noto film, gli Zombie a volte tornano, ma, in Italia, prosperano.

Ettore Lembo

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