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Assistenzialismo o reali opportunità di lavoro? L’analisi

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Assistenzialismo o reali opportunità di lavoro? Il reddito di cittadinanza, proposto dal M5s (già oggetto del disegno di legge 1148/13) prevede aiuti economici a cittadini e famiglie italiane considerate sotto la soglia di povertà, che secondo il calcolo Istat per il 2016 è fissata in 9.748 euro, cioè 812 euro al mese.
La previsione di costo per lo Stato, rectius per la collettività che produce reddito, è di 15 miliardi di euro annui.
Il reddito di cittadinanza è previsto
-per i singoli maggiorenni, 780 euro mensili, cioè 9.360 euro annui, con integrazione per chi ha un reddito inferiore, sino al raggiungimento della soglia;
-per le famiglie, diversi sono i parametri in base ai componenti del nucleo famigliare: con 2 componenti ed un solo genitore 1.014 euro; con 2 componenti 1.170 euro; con 3 componenti (genitore solo) 1.248 euro; 3 componenti 1.404 euro; 4 componenti (genitore solo) 1.482 euro; 4 componenti 1.638 euro; 5 componenti (genitore solo) 1.716 euro; 5 componenti 1.872 euro.
Si perde il diritto
-se il beneficiato rifiuta per più di tre volte il lavoro trovato dai centri per l’impiego, che organizzeranno progetti di formazione lavoro e ricerca lavoro (i centri per l’impiego dovrebbero essere riformati).

————————–Precedenti istituti
L’applicazione della nuova procedura del reddito di cittadinanza ha comportato l’ abrogazione del REI, il reddito di inclusione, che decorreva dal 1.12.17, che a sua volta aveva abrogato il SIA, il sostegno per l’inclusione attiva, e l’ASDI, l’assegno per la disoccupazione.
-La SIA era una misura di sostegno al reddito che si rivolgeva e coinvolgeva l’intero nucleo familiare in difficoltà economica, a condizione da parte dei famigliari di aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, per un tempo di 12 mesi.
-L’ASDI si riferiva a chi aveva perso il lavoro, ovvero cessato di godere del Naspi, l’ indennità di disoccupazione, sul presupposto di impegnarsi nella ricerca del lavoro e formazione lavoro, con accettazione di eventuali proposte di lavoro, in caso di rifiuto con la perdita dell’erogazione.
-Il REI, il reddito di inclusione era una misura in contrasto alla povertà, con un beneficio economico mensile ed a condizione di aderire ad un progetto personalizzato di attivazione ed inclusione sociale, a favore di famiglie con figli minori, persone disabili, in stato di gravidanza, persona disoccupata ultra 55 anni.

Confrontando le tre ipotesi di assistenza, il diritto al beneficio si perde o viene ridotto nei seguenti casi:

-per il Reddito di cittadinanza perde il diritto chi rifiuta per più di tre volte il lavoro offerto;
-per la SIA era sufficiente seguire un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa – ma non prevede decadenze nei 12 mesi di erogazione;
-per l’ASDI necessitava impegnarsi nella ricerca del lavoro e formazione lavoro – nei casi di mancata partecipazione alla formazione lavoro, si applicava una riduzione in percentuale (1/4 mensilità) della somma erogata, la durata era per sei mesi.

—————————-Opinioni
Quanto sopra, non può intendersi risolutivo del problema sociale che deriva dal problema del lavoro, laddove l’occupazione crea benessere sociale e crescita della collettività, ove l’uomo fonda la propria giornata all’ impegno del costruire concretamente per se stessi e per il bene comune, senza dover ricorrere all’ assistenzialismo, formula umiliante e dequalificante.
Il mero assistenzialismo non aiuta concretamente i bisognosi, non crea una mentalità dell’ impegno lavorativo e di fatto non prepara al lavoro, laddove la presunta formazione è spesso meramente speculativa a favore di pseudo formatori che percepiscono introiti per lezioni approssimative ovvero dis- informative.
Al mero assistenzialismo, finalizzato a palliativi meramente speculativi per pochi, nel 2003 un grande Gius-lavorista proponeva il libro bianco la L. 30/2003, non riuscì a portare a termine il suo progetto perché venne barbaramente ucciso il 19.3.02, dalle Brigate Rosse.
I faziosi oppositori, non erano in grado di comprendere la portata di un pensiero innovativo e tutt’oggi attuale, che si fonda sull’art.1 della Costituzione, cioè di una comunità che si innalza dal lavoro, vero ed unico “assegno di dignità” di una collettività.
L’intuizione del Gius-lavorista era quella di collegare i vari attori sociali e politici nella battaglia del cambiamento, fondando un nuovo aspetto del lavoro quello della flessibilità in una realtà del lavoro fortemente mutata.
Il mercato del lavoro come è intriso dalla concorrenza spesso sleale, stante la globalizzazione legale ed illegale, le nuove tecnologie che hanno devastato il vecchio sistema dell’ organizzazione aziendale, richiedono un cambiamento radicale del modo di intendere l’occupazione del lavoro.
Il lavoro non si fonda più sul posto fisso, con mutamento di quelle certezze occupazionali e di protezione sociale, servono nuove logiche adeguate al nuovo sistema del lavoro.
Il non rendersi conto del cambiamento ha comportato la perdita di chance occupazionali, dal 2003 con la fuga delle aziende verso altre nazioni ha comportato la perdita del lavoro di molti.
Quindi non mero assistenzialismo, ma opportunità del lavoro fondato su una formazione continua e che sia reale ed efficace all’interno delle aziende, che non temono di assumere personale volenteroso, non temono vincoli contrattuali, ma creano opportunità di lavoro.
Tutte le proposte di legge sono migliorabili, ma occorre seguire una visione evolutiva e lungimirante, cioè le idee e le opportunità.
Ucciso l’uomo, bloccate le idee, la società dopo 15 anni ha perso il treno delle innovazioni per trovarsi ancorata in fondo ad un pozzo oscuro, che oggi si pensa di superare con formule che non aiutano né le persone e né la collettività.

Avv. Gian Luigi Pepa, giuslavorista

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