lunedì, Ottobre 18, 2021
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Per Palazzo Chigi prima Salvini e poi a fine 2020 Di Maio: si affaccia la staffetta

Dopo l’esito del voto avevamo previsto  già 2 settimane fa l’ipotesi di una staffetta a Palazzo Chigi fra Matteo Salvini, leader della Lega e dell’intero Centrodestra, ed il Capo politico del Movimento 5 stelle  Luigi Di Maio e l’accordo che si sta concretizzando in queste ore per la Presidenza dei due rami del Parlamento rafforza la nostra previsione.

La imminente elezione di Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia – componente del Consiglio Superiore della Magistratura – alla Presidenza del Senato e quella di Roberto Fico – esponente grillino della prima ora e leader del gruppo degli ortodossi – a quella della Camera apre nuovi scenari anche per il varo di un nuovo governo nella diffficile situazione postelettorale.

La capacità di Matteo Salvini di imporre a Berlusconi di modificare l’indicazione originaria di Paolo Romani per Palazzo Madama per superare il veto dei 5 stelle e contemporaneamente di convincere Di Maio a modificare la scelta di Fraccaro per Montecitorio lascia intendere un asse ormai consolidato con il Capo politico dei grillini che potrà portare presto ad un accordo politico, nel senso della staffetta indicata.

Sarà dapprima Matteo Salvini per 2 anni e mezzo a salire a Palazzo Chigi nella veste di premier di un nuovo governo fra Centrodestra e 5 Stelle pev venire poi avvicendato da Luigi Di Maio da fine 2020 alla scadenza della legislatuVa nel 2023.

Un nuovo governo che dovrà stoppare definitivamente l’immigrazione clandestina nel nostro Paese, introdurre la sperimentazione del reddito di cittadinanza con la previsione di lavori socialmente utili da prestarsi da parte dei beneficiari, e tagliare drasticamente le spese improduttive e gli sprechi per abbassare decisamente le tasse dovute dagli Italiani.

A tre settimane dal clamoroso esito delle elezioni politiche con il grande successo del Movimento 5 Stelle e della nuova Lega nazionale ed il crollo del Partito Democratico e di Forza Italia si profila l’accordo da noi anticipato fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini mentre si sono già verificate le dimissioni di Matteo  Renzi da noi  previste nel caso di un crollo dei dem – poi finiti al 18% – sotto la soglia minima del 20 per cento.

E quindi inizia a farsi strada – nella evidente impossibilità da parte di ognuno dei 3 poli di costituire una possibile maggioranza e nella irripetibilità di un Patto del Nazzareno bis fra un Renzi non più leader del Partito Democratico ed un Berlusconi in evidente difficoltà – una prima ipotesi di dialogo fra i due vincitori delle urne, cioè fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Infatti il leader della Lega, dopo il vano tentativo ed intempestivo tentativo di strizzare l’occhio al Partito Democratico sembra aver compreso che la strada più giusta apparirebbe invece quella di un accordo con il Movimento 5 stelle, di gran lunga primo partito del nuovo Parlamento ed assai più vicino nello spirito di rinnovamento agli ex padani.

E quindi allo stato attuale – al netto della notevolissima difficoltà di formare in ogni caso un nuovo esecutivo con i numeri usciti dalle urne – apparire assai più probabile una convergenza fra i 5 stelle e l’intero centrodestra trainato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, con la convergenza su tale intesa anche da parte di Forza Italia.

Infatti anche se dagli azzurri giungono voci favorevoli ad un possibile accordo programmatico considerando che se si partisse dalle proposte di cambiamento anzichè dagli organigrammi sarebbero più numerosi gli elementi di unità che non quelli di divisione,.

Sarà comunque necessario cercare una convergenza sul nuovo Documento di economia e finanza sul quale si potrebbe trovare elementi di condivisione al fine di abbattere la pressione fiscale e di tagliare la spesa pubblica clientelare ed improduttiva.

Siamo quindi di fronte ai primi segnali di una possibile intesa all’orizzonte fra Di Maio da una parte e Salvini con l’intero centrodestra dall’altra? Già la prossima settimana se ne potrebbero avere le prime conferme.