mercoledì, Giugno 23, 2021
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Renata Rapposelli, ancora nessun funerale. La difesa contesta il fotogramma del 12 ottobre

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A distanza di quattro mesi dal rinvenimento del corpo martoriato di Renata Rapposelli, pittrice scomparsa il 9 ottobre scorso e poi trovata cadavere a Tolentino, sull’alveo del fiume Chienti, non sono ancora state rese note le cause della morte della donna, che attende degna sepoltura. Varie le ipotesi, formulate in diversi momenti investigativi: non c’è alcuna prova che sia stata avvelenata; l’autopsia ha escluso il decesso per colpo d’arma da fuoco o da taglio. Rimangono in piedi due sole possibilità, come anticipato da www.la-notizia.net, a meno di ulteriori risultanze derivate dall’esito delle analisi di cui ad oggi non si conosce il quadro: che Renata sia morta per strangolamento o soffocamento, in assenza di altre prove concrete.

Avrà inizio martedì prossimo l’analisi del Dna prelevato dal corpo di Renata Rapposelli, in comparazione con i campioni, di cui i laboratori sono già in possesso, per arrivare ad una possibile certezza. Nel frattempo i legali della difesa, dopo aver rinunciato al Riesame ad Ancona, hanno presentato una nuova istanza a L’Aquila, che dovrebbe essere discussa entro un paio di settimane.

La difesa contesta inoltre il fotogramma che ritrarrebbe l’auto dei Santoleri a Tolentino il 12 ottobre: il veicolo ripreso non corrisponderebbe nei dettagli alla vettura in possesso di Simone e Giuseppe.

Simone e Giuseppe Santoleri sono stati arrestati il 6 marzo scorso nella loro abitazione di Giulianova. L’accusa che pesa su di loro è  di omicidio aggravato in concorso e di occultamento di cadavere.

Il 9 ottobre 2017 la donna è partita per Giulianova da Ancona, dov’è la sua abitazione, perché preoccupata delle condizioni di salute del figlio Simone. L’incontro è rapidamente degenerato in un furibondo litigio scaturito, con grandissima probabilità, da motivazioni di tipo economico.

Intorno alle 17.00 dello stesso giorno, secondo quanto asserito dalla farmacista di Tortoreto che l’avrebbe vista, la donna avrebbe preso un calmante e probabilmente strisciato il proprio codice fiscale (circostanza, questa, mai confermata in via ufficiale). In serata il cellulare di Renata si spegne e si spengono nella stessa fascia oraria, per essere riattivati solo tre giorni dopo, i telefoni dell’ex marito e del figlio.

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