martedì, Gennaio 19, 2021
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Un altro caso di sottrazione internazionale di minori, Verrascina: “Mi appello allo Stato italiano”

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Padri separati, un altro caso. Un caso come purtroppo tanti altri, inascoltati. L’ennesima vicenda che non vede applicare dispositivi di legge per quanto riguarda il rimpatrio in Italia di figli minori sottratti e trasferiti all’estero senza il consenso del padre. L’appello, come sempre, viene rivolto alle Istituzioni, perché si rendano parte attiva per ciò che concerne una migliore regolamentazione della materia.
Perché anche i padri, nei casi in cui non sussistano validi motivi perché debbano stare lontani dai figli, abbiano la possibilità di vederli crescere come sarebbe giusto che fosse.
“Vorrei lanciare un messaggio  – dichiara G. Verrascina – di richiesta di aiuto al mio governo, in particolar modo al nostro Ministero degli esteri, perché in questi anni ho lottato solo senza l’aiuto di nessuno contro il governo polacco, che al contrario tutela i propri cittadini”.
Anche in questo caso, come in tanti altri, vi sono sentenze a favore del padre, disattese però dall’altra parte. “A seguito del mancato rientro dei miei figli  – spiega Verrascina – prevista nel lontano 23 maggio 2015, mi sono attivato per far valere i miei diritti di padre, appellandomi alla CONVENZIONE DELL ‘AJA 1980: in data 21 ottobre 2015 il tribunale di ZIWIEC, competente in materia, ha disposto il rimpatrio dei miei due figli dalla Polonia, ordinando alla madre di consegnarli unitamente ai loro documenti. Tale sentenza è stata poi confermata dalla Corte di appello di Bielsko-Biala in data 4 febbraio 2016”.
“Ho fatto poi ricorso – prosegue – contro il diniego d’espatrio dei minori in data 18 agosto 2015, con ordinanza del giudice del tribunale di Tempio Pausania accoglieva la mia istanza.
Nel percorso di separazione giudiziaria, con sentenza del 17 gennaio 2018, il giudice mi ha inoltre affidato in via esclusiva i minori” . La ex coniuge non avrebbe però ottemperato a nessuna sentenza, continuando a trattenere i piccoli in Polonia.
“Ho provato  – dice ancora Verrascina – con ufficiali giudiziari, assistenti sociali e investigatori privati a mettere in esecuzione le sentenze ma allo stato restano carta straccia”.
In tutto questo il governo italiano sembra essere stato parte assente. Una questione, questa, in virtù dei tanti casi e delle tante vicende che evidenziano lo stesso medesimo tracciato, che meriterebbe un’attenzione capillare e, soprattutto, interventi risolutivi.
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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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