mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Caso Mastropietro, lo zio: “Pamela rappresenta il fallimento dello Stato italiano”

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Il corpo di Pamela Mastropietro è stato martoriato fino all’inverosimile, per essere rinvenuto poi chiuso in due valigie nelle campagne di Pollenza.

L’esame autoptico ha ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti.

Quando è stata accoltellata, quindi, la giovane era ancora viva. E aveva anche una lesione al volto, come se fosse stata picchiata. E’ molto probabile che abbia tentato di opporre resistenza ad un tentativo di stupro e che il suo diniego le sia costato la vita. La difesa di Innocent Oseghale, in carcere in relazione all’omicidio di Pamela, come anche sono dietro le sbarre i nigeriani Desmond Lucky e Lucky Awelima,  ha incaricato due medici legali per una perizia di parte che attesterebbe il non determinismo nella morte della giovane delle due coltellate inferte al fegato. Ma Innocent Oseghale, lo ricordiamo, non ha mai ammesso alcun coinvolgimento nell’uccisione della ragazza

La madre e lo zio di Pamela sono certi che la giovane abbia subito un tentativo di violenza al quale si sarebbe opposta. E Alessandra Verni va oltre: “Dietro quei nigeriani c’è una tratta di bianche?”

Abbiamo chiesto all’avvocato Marco Valerio Verni qual è stato il percorso che ha portato Pamela da Roma alla comunità di recupero Pars di Corridonia.

“I genitori – spiega – si sono rivolti al Sert per capire quale potesse essere il percorso migliore per fare in modo che potesse ricominciare a camminare con le sue gambe. E’ stata quella di Corridonia la struttura ritenuta più idonea in quanto a doppia diagnosi: in questo caso avrebbe dovuto trattare il disturbo della personalità borderline di Pamela, dalla quale derivava la sua tossicodipendenza, e allo stesso tempo curare il consumo di sostanze stupefacenti. Mia nipote non era infatti la classica tossicodipendente, come è stato più volte erroneamente fatto apparire”.

Che lei sappia ci sono attualmente in corso accertamenti sull’operato della comunità?

“Ci auguriamo che qualcuno stia indagando. E’ dal 2014 che su quella struttura non viene svolta un’ispezione,a quanto ci risulta. Spero che la Regione Marche si muova in questo senso. Anche perché strutture come queste prendono sovvenzioni pubbliche. Si tratta di 112,06 euro al giorno +iva al 5% per i soggetti a doppia diagnosi e circa 90 euro al giorno + iva per i tossicodipendenti “classici”. Considerando il fatto che la Pars di Corridonia ospita circa 20 elementi, parliamo di diverse centinaia di migliaia di euro all’anno“.

Secondo lei il delitto di Pamela non rischia di essere dimenticato troppo in fretta? Quali azioni si stanno portando avanti affinché questo non accada?

“E’ vero: si sta rarefacendo l’attenzione sul caso ma potrebbe trattarsi anche di un fatto fisiologico. Nei giorni successivi la tragedia sono state organizzate manifestazioni antirazziste e antifasciste che nulla avevano a che vedere con Pamela. Non si deve abbassare la guardia. Per quanto ci riguarda abbiamo organizzato una fiaccolata che si terrà il 13 aprile a Roma a cui parteciperanno molte associazioni ed esponenti del mondo politico. Ma l’unica bandiera che verrà sventolata sarà quella italiana. Pamela rappresenta il fallimento del nostro Stato per quanto riguarda la gestione del fenomeno migratorio ed il contrasto del fenomeno dello spaccio a cielo aperto”.

Le vengono in mente dettagli relativi al caso che possono essere stati sottovalutati?

“Oseghale, il principale indiziato in relazione al delitto, non era solo in quella casa. Per fare tutto quello che è stato fatto ha avuto dei complici. Che siano o meno gli altri due nigeriani che sono in carcere verrà appurato. L’assenza di eventuali tracce può anche essere dipeso dall’aver indossato dei guanti o dei calzari. Poi è stato tutto pulito con la varechina. Chi ha fatto questo era abituato a fare questo. Poi quello che mi chiedo è: com’è possibile che Oseghale, dopo diversi anni di permanenza in Italia e con una compagna italiana ancora non parli la nostra lingua? Non vorrei che si trattasse di un’azione voluta per intralciare le indagini”.

Si terrà il 13 aprile alle ore 19 in via Saluzzo a Roma il corteo in memoria di Pamela Mastropietro, organizzato dal Coordinamento delle Associazioni a Tutela delle Vittime Dimenticate. Il Corteo apartitico terminerà in Piazza Re di Roma dove interverranno i familiari di Pamela e quelli di altre vittime dimenticate, politici, associazioni organizzatrici ed aderenti.
“Come cittadini italiani – scrive Marco Valerio Verni su Facebook– , ma prima ancora come uomini e donne impegnati nel sociale, abbiamo sentito il bisogno di organizzare una manifestazione in ricordo di #Pamela. La sua uccisione, così violenta, barbara, efferata, oltre a sconvolgerci più dell’immaginabile, ci pone anche tanti interrogativi: in primis sul nostro Stato e sulla nostra classe politica. Vi aspettiamo….aspettiamo l’Italia civile,l’Italia che vuole dire davvero basta. Se non ora….quando?”

 

Lucia Mosca

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