venerdì, Ottobre 22, 2021
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Governo M5S/PD, ma solo quando deciderà l’Europa

il punto

Ci avviciniamo sempre più al giorno del secondo incontro con il Presidente Mattarella per dare un governo all’Italia, come tutti gli Italiani auspicano, ma che con la legge elettorale cui si son tenute le elezioni, sembra sempre più difficile e per taluni impossibile, tanto che molti autorevoli osservatori auspicano di recarsi nuovamente al voto prima che si chiuda la finestra che darebbe le possibilità di elezioni entro giugno.

Fermo restando che sarebbe assurdo recarsi alle urne con la stessa legge elettorale, difficilmente coloro i quali sono stati appena eletti rinuncerebbero ai privilegi a cui avrebbero diritto. Avanti quindi con il toto governo ed il toto accordo.

Uno scenario, questo, che vede impegnati tre schieramenti e cinque partiti che sulla carta potrebbero compattarsi tra loro e formare il governo: il Partito Democratico, fortemente sconfitto, che tuttavia ha il 18% di consensi, il Movimento 5 Stelle, che ha raggiunto il 32% di consensi e che pretende di avere diritto al Premierato ed alla formazione del governo, pur non avendo la maggioranza, la coalizione di centrodestra, che ha raggiunto il 37% e che è costituita da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, che, pur essendo la coalizione più votata, non raggiunge la maggioranza, e che quindi è anch’essa alla ricerca di accordi.

Diversi e autorevoli analisti, che ovviamente escludono il ritorno al voto, ritengono come unica strada percorribile un accordo tra M5s e Lega come sola possibilità di formare un governo, purché la Lega si affranchi da Forza Italia e da Berlusconi, come imposto dal M5S, di fatto rinunciando ad un ferreo accordo che significherebbe il suicidio per la Lega e la condanna per tradimento.

Del resto, come potrebbero trovare un accordo due forze che su immigrazione, Europa, economia, hanno una visione radicalmente opposta? Chi prevarrebbe tra le due forze?

Non rimane quindi che far entrare in gioco la forza terza, il Partito Democratico, che con il suo 18% andrebbe a garantire ad entrambi la maggioranza. Ipotesi, questa, che la Lega esclude.

Rimane quindi solo la possibilità di un’alleanza tra M5S e PD, che hanno  diversi punti in comune. Non a caso sono in tanti i sostenitori del M5S che provengono da quell’orientamento politico.

Una grande apertura Di Maio l’ha concessa al PD nel corso della conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro con il capo dello Stato, asserendo che non vi era alcun veto nei confronti di Renzi e manifestando una fedeltà indiscussa a Europa, euro e trattati internazionali.

La domanda da porsi, e a cui bisognerebbe dare una risposta è: chi guida questo movimento? Non sembrano proprio riflessioni di Di Maio, bensì di chi ha contatti con tutti i potentati economici.

In questa fase il PD, trincerandosi dietro la sonora bocciatura che il popolo Italiano gli ha inflitto, fa il muso duro e dichiara che non gli spetta governare perché il popolo non vuole.

Sarebbe un ragionamento corretto, se non fosse per il fatto che il governo PD è, e rimane, quello che ha guidato l’Italia, e, pur essendo stato bocciato per ben due volte dal popolo, resta ancora in carica, fittiziamente per gli affari di ordinaria amministrazione, ma praticamente continuando a promuovere azioni, vedi caso dei diplomatici russi espulsi, perché così l’Europa ha deciso.

Non dimentichiamo inoltre che a breve si dovrà presentare il correttivo alla legge di stabilità e che l’Europa ci rimprovera per i conti non a posto. Tuttavia considera attendibili le rassicurazioni del Premier e del Ministro entrambi decaduti.

Quindi per quale motivo in questo momento il PD dovrebbe accettare un accordo con il M5S? Lo farà forse nel momento in cui sarà costretto e cioè alla terza chiamata del capo dello Stato, quando finalmente l’Europa avrà ottenuto ciò che chiede, e nel frattempo il previsto congresso del PD sancirà che per senso di responsabilità è giusto formare il governo con il M5S, gabbando ancora una volta il popolo italiano.

A maggio avremo quindi con grande probabilità un governo M5S-PD, e poco importa chi possa essere il Premier. L’importante è che le politiche economiche e di immigrazione, che interessano l’Europa a trazione franco-tedesca, in particolar modo dopo le elezioni avvenute in Ungheria, con la vittoria di un partito poco europeista e molto nazionalista, possa essere garantita con ministri che proseguano sulla scia imposta dai predecessori, i quali, magari, rimarranno in carica.

Ettore Lembo

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