giovedì, ottobre 18, 2018
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Alta tensione in Siria, la Russia avverte gli Stati Uniti: “Non giocate col fuoco”

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Ancora una volta avevamo visto giusto: l’intervento deciso 2 anni fa dalla Russia – assieme ai propri alleati sciiti dell’Iran e delle milizie Libanesi hezbollah – al fianco del legittimo governo Siriano di Bashar el Assad poi rivelatosi decisivo per la rovinosa sconfitta sul terreno del Califfato Nero dell’Isis che ha visto espugnare dapprima  la propria capitale Siriana di Raqqa, e poi via via le altre roccaforti a cominciare dalla grande città di Aleppo, ha finito per generare i suoi frutti avvelenati.

La disinformazione di molti mass media, dopo aver indotto Trump già nell’aprile di un anno fa al bombardamento della seconda base dell’aviazione Siriana a Latakia per ritorsione ad un presunto attacco chimico operato dalle truppe assadiane, sta lavorando per arrivare ad un pericolosissimo scontro frontale fra Stati Uniti e Russia sempre con la motivazione di voler vendicare un nuovo ipotizzato attacco chimico che sarebbe stato portato dalle forze di Assad nella enclave ribelle di Duma nella Ghouta, ultima zona al di fuori del controllo delle truppe lealiste.

Ed in attesa di vedere le prove di tali accuse, resta da capire quale potrebbe essere l’interesse di Assad e dei suoi alleati  Russi ad aizzarsi contro l’opinione pubblica internazionale con un presunto attacco chimico portato ai ribelli proprio ora che la vittoria è già nel proprio pugno.

QUI PRODEST il pericolossimo scontro che viene aizzato attualmente? Questa è la domanda a cui bisogna dare risposta.

E bene fa quindi Putin a chiedere agli Stati Uniti di non giocare col fuoco in Siria e di misurare i propri passi valutando gli interessi del popolo siriano e della regione nel suo complesso.

“Quando la questione riguarda la necessità di preservare la sovranità e l’integrità territoriale, non possiamo che osservare con preoccupazione i tentativi di disintegrare la Siria”, ha affermato Lavrov, citato da Interfax. “Tali preoccupazioni sorgono dopo aver studiato i piani che gli Stati Uniti stanno iniziando a implementare sul terreno, principalmente a est dell’Eufrate. Invito ancora una volta i nostri colleghi americani a non giocare col fuoco e misurare i loro passi non in virtù di vantaggi politici immediati ma piuttosto degli interessi a lungo termine del popolo siriano e di tutti i popoli di questa regione, compresi i curdi”.

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