martedì, Ottobre 19, 2021
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Scandalo Facebook, l’Italia: le strane coincidenze in campagna elettorale e non solo

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Scandalo Facebook, le strane coincidenze in campagna elettorale e non solo. Ci sono utenti di Facebook costantemente interdetti dalla possibilità di condividere post nei gruppi e altri che condividono di tutto ogni giorno senza problemi, al di là del contenuto, che, pur rispettando gli standard, a volte viene bannato, altre no. Poi, durante il periodo della campagna elettorale che preludeva il voto del 4 marzo, le restrizioni sono aumentate e anche chi con Facebook lavora (testate giornalistiche on line, associazioni e altro) ha dovuto fare i conti con l’impossibilità di operare come di consueto. E’ un problema quindi di contenuto oppure politico? In molti l’hanno pensato. Perché il problema non è solo la gestione della privacy, ma anche la trasparenza dell’algoritmo di Facebook.Ad alcuni è stato addirittura disabilitato l’account all’improvviso pur non avendo postato nulla di rilevante né di offensivo. E diciamolo. In molti l’hanno pensato fin da subito. Che lo scandalo Facebook riguardasse anche l’Italia. Ora la Procura di Roma  indaga sul coinvolgimento degli utenti italiani di Facebook nella vicenda “datagate” relativa all’utilizzo dei dati sensibili a fini elettorali. La bufera relativa al caso ha messo infatti in allerta anche il nostro Paese.

L’AGCOM avrebbe infatti avviato un’indagine, inviando a Facebook una specifica richiesta di informazioni circa l’impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi, al fine di accertare eventuali indebiti utilizzi anche nell’ambito delle elezioni italiane dello scorso 4 marzo.

Il Codacons ha quindi presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica e al Garante della Privacy, chiedendo di accertare eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da societa’ terze legate al social network, nonché il possibile coinvolgimento degli utenti italiani che hanno profili Facebook.

Sull’esposto presentato dall’Associazione, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati o ipotesi di reato, affidato al procuratore aggiunto, Angelo Antonio Raganelli.

Gli utenti coinvolti dalla raccolta di dati tramite il quit ‘This is your digital life’, finiti poi nel tritacarne di marketing della società britannica Cambridge Analytica, sono tanti. Ma come sapere se anche il proprio account fa parte della ‘rete’? Adesso è molto semplice; basta accedere al proprio account Facebook e poi cliccare su questo link.

L’INIZIATIVA CODACONS

L’Associazione, per tutelare tutti gli utenti italiani di Facebook, mette a disposizione la nomina di persona offesa da inviare alla Procura della Repubblica di Roma con contestuale richiesta di accertare l’eventuale indebito utilizzo dei dati del proprio profilo. È il primo atto che permette di segnalare la propria posizione agli inquirenti. In caso di rinvio a giudizio si potrà, successivamente, effettuare la costituzione di parte civile allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni subiti. Per sapere come fare è sufficiente andare sul sito www.codacons.it e seguire le istruzioni indicate.

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