giovedì, Ottobre 28, 2021
Home > Mondo > Emmanuel Macron surriscalda il clima in Germania

Emmanuel Macron surriscalda il clima in Germania

macron

Emmanuel Macron, in arrivo oggi a Berlino, surriscalda il clima in Germania: non tanto per lo spettro della “guerra civile” evocata a Strasburgo, quanto per le riforme dell’eurozona, che s’incagliano nei nodi della nuova Grosse Koalition. C’è aria da tiro alla fune.

Le ore che precedono questa importante bilaterale, in vista del vertice europeo di giugno, non sono state facili per Angela Merkel, che ha cercato di ritrovare un ruolo centrale, lanciando l’idea di estendere l’eurogruppo ai ministri dell’economia.

La promessa di fondo è “la ferma volontà di trovare una via comune” con Parigi. L’industria le ha chiesto più coraggio e una posizione tedesca autonoma, la Cdu tira il freno da giorni, risollevando lo spauracchio di una “transfer union”. I socialdemocratici, dal canto loro, impugnano il contratto di governo, pro Europa.

Pacta sunt servanda. In questo scenario Merkel dovrà trovare il punto di equilibrio, ma ha già annunciato che il “pacchetto forte per l’Europa”, ben più ampio delle riforme economiche e finanziarie, sarà pronto per giugno. Alla vigilia della bilaterale col capo dell’Eliseo – 4 ore di lavoro, secondo fonti di Parigi – circolano indiscrezioni sulle nuove proposte che farà Berlino: un allargamento dell’eurogruppo ai ministri dell’economia, in una specie di consiglio che potrebbe riunirsi più volte all’anno, e che la stampa ha ribattezzato come “Jumbo” (è stato Handelsblatt a scriverne oggi). Iniziativa non concordata con l’Spd, hanno rilevato gli alleati dell’esecutivo, assai più litigioso del precedente.

La nuova pretesa sembra un colpo di coda delle trattative di governo: ceduto dolorosamente il ministero delle Finanze all’Spd, Merkel proverebbe a rispedire in Europa un suo fedelissimo, Peter Altmaier, rafforzando i ministri dell’economia. Alle domande dei giornalisti la portavoce Ulrike Demmer ha negato: la proposta non ha nulla a che vedere con la ripartizione dei ministeri. Ma qui è l’Spd a dire no: “Non sosteniamo la proposta”, replicano dal partito. (Fonte ANSA)