lunedì, Ottobre 25, 2021
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Contrordine compagni: dopo il Molise Di Maio apre al Partito Democratico

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Nonostante la netta vittoria del Centrodestra nelle elezioni regionali in Molise di domenica, il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio chiude il primo forno delle trattative di governo con la Lega e lo stesso centrodestra e spalanca il secondo aprendo ad un possibile accordo per Palazzo Chigi in alleanza con il Partito Democratico pur se uscito perdente dalle politiche di marzo dopo 5 anni di governo e strasconfitto in Molise nonostante fosse titolare del Governatore uscente e si presentasse in alleanza con Liberi e Uguali.

Certo una tale scelta suona incomprensibile alla luce dei principi democratici spesso invocati dai grillini: la svolta a sinistra di Di Maio stride con la volontà degli elettori Italiani che avevano indicato il Centrodestra come la coalizione più votata nelle urne nazionali ed ancor più con la chiara indicazione giunta dal Molise che ha visto avanzare il Centrodestra, indietreggiare il Movimento 5 stelle e crollare il Partito Democratico.

Se appena si appilcassero i più elementari principi democratici il risultato delle ultime regionali  suonebbe come una campana a morto per la fallimentare politica dei due forni di andreottiana memoria perseguita da Di Maio dopo le consultazioni politiche degli inizi di marzo.

Ed anche il risultato conseguito da Forza Italia che si è confermata prima forza del centrodestra contribuirà a rinsaldare l’alleanza con la Lega, con Fratelli d’Italia ed anche con la componente centrista dell’UDC che in Molise ha raggiunto il 5,5% oltre al 7,5% dei Popolari per l’Italia.

Inoltre il risultato disastroso del centrosinistra e del Partito Democratico sceso in Molise sotto al 9% nonostante avesse il Governatore regionale uscente allontana ancor di più il secondo forno pentastellato, ovvero l’ipotesi di un accordo di governo con la sinistra sotto la regia del Presidente della camera Roberto Fico (d’altronde inviso allo stesso Di Maio): una tale alleanza risulterebbe squalificata dagli elettori prima ancora di essere ipotizzata, e d’altronde anche il primo forno di Di Maio perde i pezzi, laddove appena si consideri che il tentativo di staccare Salvini dal Centrodestra perde credibilità nel momento in cui i grillini dopo il risultato negativo del Molise potrebbero garantire alla Lega tutt’al più il ruolo di ruota di scorta in un traballante governo dell’ipotizzato cambiamento che appare oggi quanto mai effimero.

E quindi avevamo visto giusto ancora una volta sabato scorso quando scrivevamo che dopo la tempesta tornava il sereno nell’alleanza fra Lega e Forza Italia perchè Berlusconi ancora a Campobasso in vista delle elezioni regionali del giorno dopo rassicurava gli alleati sullo stato di salute del centrodestra.

Infatti il presidente di Forza Italia dopo gli attriti ribadiva” Fra di noi tutto bene. Anche ieri sera ho parlato con Giorgetti e siamo sempre assolutamente convinti che dobbiamo fare un governo con il centrodestra unito e Matteo Salvini che è la persona che deve esprimere il leader”. E dopo le fibrillazioni all’interno della coalizione provocate da un malinteso sul presunto intento del Cavaliere di stringere un nuovo Patto del Nazzareno con Renzi chiariva: “Non ho mai detto di voler fare un governo con i voti del Pd. Non c’è nessun contatto in atto con i dem. Io ho solo detto che per superare i veti irragionevoli posti nei nostri confronti avremmo dovuto presentarci come Centrodestra compatto in Parlamento con il nostro programma per raccogliere i voti delle persone di buonsenso e di tutti coloro che non ritenessero cosa buona andare a nuove elezioni”.

Così facendo Berlusconi respingeva al mittente l’ennesimo tentativo di dividere l’alleanza di centrodestra, segnatamente da parte di Di Maio e dei pentastellati pronti a strumentalizzare perfino l’ultima sentenza sul patto Stato-mafia per ripetere di nuovo il proprio veto contro Forza Italia nel tentativo di spingere Salvini alla rottura con i propri alleati per andare a fare da ruota di scorta ad un sedicente governo del cambiamento a guida 5 stelle.

E Berlusconi ha prontamente reagito all’ennesimo attacco nei suoi confronti minacciando di querela per diffamazione i pentastellati, coloritamente dipinti come una combriccola di disoccupati e buoni a nulla in cerca di assistenzialismo, che nelle sue aziende sarebbero potuti essere assunti tutt’al più per pulire i bagni, anzichè per governare l’Italia.

E questa mossa potrà riportare il sereno con Matteo Salvini, fieramente contrario ad ipotesi di accordo con i democratici ma altrettanto ostile al muro di ostracismo alzato dai 5 stelle nei confronti di Forza Italia e Fratelli d’Italia nel tentativo di separarlo dai propri alleati al fine di ridimensionare il peso dello stesso Salvini dal 37,5% dell’alleanza al 17% della sola Lega.

“Quello che Di Maio giudica un danno, il centrodestra unito – ha sottolineato il leader del Carroccio – è quello che gli elettori hanno premiato col voto il 4 marzo: chiedo al Movimento 5 stelle di avere rispetto per gli elettori”. “Come io dico che non esistono partiti pericolosi o elettori pericolosi chiedo che tutti gli altri facciano lo stesso”.

Nonostante ciò Di Maio, dopo l’incarico esplorativo attribuito al Presidente della Camera Roberto Fico, ha pensato bene di rompere le trattative con Matteo Salvini leader della Lega e dell’intero Centrodestra per tentare uno spericolato accordo di governo con il Partito Democratico che fra l’altro necessiterebbe al Senato anche del partito di Grasso e della Bolidrini

Staremo a vedere cosa penseranno della disinvolta tattica politica tentata da Di Maio gli elettori chiamati domenica prossima alle urne in Friuli Venezia Giulia dove già si preannuncia una vittoria a valanga del Centrodestra unito sotto la guida della Lega, una battuta d’arresto per i 5 stelle e l’ennesima sconfitta per il centrosinistra nonostante la titolarità anche lì della governatrice uscente.