giovedì, Dicembre 9, 2021
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Può la magistratura decidere sui nostri figli?

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Le cronache nazionali ed internazionali riportano sempre più spesso sentenze e decisioni di giudici e corti che non incontrano sempre il favore dell’opinione pubblica.

Certamente si evince quanto sia difficile per la magistratura giudicare con coscienza e nel rispetto delle leggi, quindi è gravoso ed importante il compito di chi presiede le aule di giustizia e che ha in mano il destino e la vita di molti soggetti.

Non stiamo certamente parlando dell’ambito concernente quei reati che implicano condanne che sicuramente modificano la vita degli attori. E non consideriamo in questo frangente il discorso della pena di morte inflitta in alcune nazioni.

La riflessione cui si vuol indirizzare è inerente quei giudici che trattano di minori, quindi soggetti che non hanno la capacità di decidere e di scegliere, per cui bisogna prendere decisioni affinché questi vengano tutelati. Ma è proprio a loro tutela che si prendono certe decisioni?

E’ proprio di questi giorni la notizia che l’Alta Corte Inglese ha deciso che ad un bimbo affetto da gravissima patologia, ritenuta incurabile, venga staccata la spina che lo manteneva in vita, condannandolo di fatto a morte. Negata anche la possibilità di venire in Italia, che ha dato ampia disponibilità ad accoglierlo per accompagnarlo nel suo percorso.

Già in precedenza, sempre in Inghilterra, era avvenuta la stessa cosa ed il bimbo morì, tra la mobilitazione e l’indignazione internazionale. Parliamo di Charlie Gard. Dopo che ad Alfie è stato staccato il respiratore, così come ordinato dai giudici inglesi, il bambino ha mostrato una grande resistenza, aiutato dai genitori, tanto che in un secondo momento è stata ordinata la somministrazione di ossigeno ed acqua. Non è possibile dire che cosa accadrà, ma solo asserire quanto imprevista sia la vita e quante sorprese possa riservare.

E’ sempre di questi tempi la notizia, questa volta ambientata in Italia, di una bambina tolta ai genitori naturali per essere data in affido ad una nuova famiglia, nonostante fossero persone benestanti, che nulla hanno fatto mancare alla figlia, meno che meno amore, ma ritenuti di età troppo avanzata dalla magistratura e dagli assistenti sociali per poterla allevare.

Un’altra decisione che ha dell’inconcepibile: chi può stabilire l’età per poter essere buoni genitori, e poi buoni rispetto a cosa? Ed ancora, si apprende di un altro bambino tolto ad una coppia perché la madre ha un quoziente intellettivo ritenuto troppo basso.

Potremmo continuare a lungo, ma abbiamo già due casi internazionali e due casi nazionali, entrambi radicati in culture ritenute “civili” e quindi analoghe, dove il diritto, la giustizia e quant’altro sono vanto blasonato, ma che invece mostra tutti i limiti dell’essere umano. Chi ha ragione? Magari poi però si dà la priorità ad affidamenti che nulla hanno a che vedere con ciò che è naturale, ed in quel caso non si chiama in causa la tutela del minore? Forse la legge della natura può essere glissata ed ha meno valore di quella dell’uomo?

Non è, questo, un’attacco alla magistratura, che troppo spesso deve intervenire facendosi largo tra un labirinto di leggi e leggine e una giungla di interpretazioni. E’ però necessaria una riflessione seria sul suo ruolo, perchè sempre più spesso si trova a dover dirimere questioni che non sono solo legali.

Un figlio è un figlio. Chiediamoci se un giudice ha il diritto di decidere sulla vita e sulla morte di un bimbo, che è sempre un dono, troppo spesso trasformato dall’essere umano in colpa.

Ettore Lembo

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