mercoledì, 1 Aprile, 2020
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L’Italia tra governi di scopo ed alleanze possibili

La sfida di un qualsiasi ipotetico governo del Paese, che non voglia essere completamente assoggettato alle astensioni compiacenti di alcuni parlamentari “responsabili”, dovrebbe avere il numero minimo di 316 deputati (e di 158 senatori).

Quindi, riprendendo un noto spot televisivo, di qualche tempo fa, come arrivare al numero magico di 316? Ripartiamo dai numeri di cui siamo attualmente in possesso, ovvero quelli dei gruppi parlamentari, senza considerare schieramenti ed accordi pre-elettorali.

Nota di colore: il Gruppo Misto ha, al suo interno, una grande varietà di provenienze elettorali e sensibilità politiche molto eterogenee tra loro. Per questo motivo, abbiamo deciso di rappresentare graficamente, anche queste diverse “anime”, in modo da poter fare un ragionamento più verosimile.

Gli esiti possibili, rispetto allo scenario tripolare che si è configurato in seguito alle elezioni politiche del 4 marzo, sono sostanzialmente quattro. Vediamoli velocemente:

  1. Accordo politico. Come tentato nelle consultazioni, l’accordo politico è stata la via tentata sinora, prima con la regia del presidente Mattarella, poi con l’incarico esplorativo assegnato ai presidenti di Camera e Senato. Non ha sostanzialmente prodotto nessuna maggioranza organica, ma prima di scrivere la parola “fine” bisognerà attendere l’esito del vertice del Pd e le ripercussioni sui gruppi parlamentari dei dem.

Accordi tentati finora: centrodestra + 5 Stelle, che avrebbe dato una maggioranza di 484, ma che non si è verificata, a causa di veti incrociati e di evidenti incompatibilità dei programmi; Pd + Movimento 5 Stelle (anche nota come Mossa del Cavallo), che avrebbe dato una maggioranza più risicata di 333 deputati; Lega + 5 Stelle, più auspicata da Di Maio che da Salvini, che avrebbe dato una situazione analoga, con 347 deputati alla maggioranza. Fallita la strategia “dei due forni” adottata dal leader penta stellato, vediamo quali sono gli scenari più plausibili, partendo dal presupposto che non è ancora escluso l’accordo politico, complici i nuovi equilibri post-elezioni regionali di Molise e soprattutto Friuli Venezia Giulia.

  1. Governo del presidente. In questa situazione il presidente Mattarella potrebbe chiedere un sacrificio a tutte le forze politiche per affidare l’incarico ad una figura di alto profilo che goda della fiducia delle istituzioni europee. Questo scenario, parrebbe il più realistico, vede in realtà le due formazioni più consistenti (Movimento 5 Stelle e Lega) indisponibili a sostenerlo votando la fiducia in Parlamento. Senza l’apporto di questi due gruppi, ammesso e non concesso che tutti votino a favore, si arriverebbe ad una maggioranza relativa di 283 parlamentari, un numero troppo lontano dalla soglia dei 316, minimo indispensabile per affrontare la votazione.

  1. Governo di scopo. Simile al precedente, ma con un esecutivo che preveda meno tecnici e più politici, magari di secondo piano per prepararsi all’imminente campagna elettorale. Questa pare l’ipotesi più probabile, anche data la sostanziale bocciatura del Rosatellum bis, rispetto agli equilibri parlamentari che ha comportato. Piccolo spoiler: basandoci su quanto dichiarano i vertici dei principali gruppi attualmente in parlamento, la prossima legge potrebbe premiare le liste a discapito delle coalizioni e questo potrebbe accelerare un processo di “fusione” di alcuni partiti, in particolare nel centrodestra. Questo processo potrebbe passare per un fantomatico listone, già sperimentato alle politiche del 4 marzo con i seggi esteri e nelle amministrative dei comuni aventi meno di 15.000 abitanti in cui i partiti si organizzano in liste civiche, che ricalcano grossomodo le coalizioni nazionali.

  1. Al voto prima possibile. Possiamo escludere di tornare al voto prima dell’estate, in quanto le camere dovrebbero essere sciolte entro e non oltre il 9 maggio. Senza soffermarci sulle scadenze burocratiche per votare in concomitanza al voto del ballottaggio per le elezioni amministrative del 24 giugno, consideriamo il fatto che la prima finestra di voto utile si avrà in autunno. Questo comporterebbe una proroga del governo Gentiloni, attualmente in carica per gli affari correnti, a partire dalla redazione del Documento di Economia e Finanza (DEF), che è appena stato presentato.

Concludendo, possiamo affermare con certezza solamente una cosa: dal 2013 ad oggi abbiamo assistito ad un inesorabile declino del modello bipolare che ha caratterizzato la Seconda Repubblica ed il tripolarismo-immobilista di oggi, più che all’auspicata riforma semi-presidenziale e all’elezione diretta del Premier, ci ha riportati in pochi anni alla Prima Repubblica ed agli accordi di palazzo a cui non siamo più abituati, con la conseguente disaffezione alla politica, a tutti i livelli.

Andrea Zappelli

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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