sabato, Ottobre 23, 2021
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Italia senza governo, via al toto-premier

È cominciato il toto-premier, ovvero, chi (non) salirà a palazzo Chigi? Come da tradizione tutta italica, ora che il cerchio si stringe, iniziano a girare i primi nomi di possibili Premier. Manca ancora un giro di consultazioni, le ultime a detta di Mattarella, che si terranno tutte lunedì, ma tutti gli opinion leader e gli osservatori politici lasciano intendere che difficilmente l’incarico di governo, ed il compito di cercare i voti mancanti in parlamento, possa essere assegnato a Matteo Salvini o Luigi Di Maio, i due vincitori “relativi” delle ultime elezioni, nonostante la richiesta ufficiale di pre-incarico da parte del leader della coalizione di centrodestra. L’esperienza ci insegna che difficilmente i nomi che circolano in queste ore siano effettivamente quelli dei di reali candidati che troverebbero un appoggio delle forze in campo, ma vale la pena analizzarli per cercare di capire quantomeno quali siano i criteri della selezione.

Carlo Cottarelli, classe 1954, è un noto economista e direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica. Noto alle cronache per essere stato nominato dal presidente Enrico Letta commissario straordinario per la revisione dei conti pubblici nel 2013, per passare poi ad un incarico presso il Fondo Monetario su spinta di Matteo Renzi. Nome uscito ancor prima delle elezioni, in previsione di un sostanziale stallo a cui siamo effettivamente arrivati, ma supponendo un risultato meno catastrofico per il centrosinistra.

Mario Draghi viene citato spesso, per lui non servono presentazioni: attuale Presidente della Banca Centrale Europea viene a tratti additato come uno dei burocrati di Bruxelles responsabili della prolungata crisi italiana, a tratti grazie alla sua manovra del Quantitative Easing viene tutto sommato apprezzato anche dai più euro critici. La scadenza del suo attuale mandato è prevista per il terzo trimestre del 2019 e in questo momento, la BCE sembra paradossalmente meno burrascosa del possibile Governo Italiano.

Alessandro Pajno è un altro nome molto gettonato in questi giorni. Amico di personale di Mattarella ed importante giurista, viene considerata una figura di garanzia e responsabilità anche dato il suo attuale incarico di Presidente del Consiglio di Stato. Già segretario generale nel primo governo Prodi e sottosegretario all’interno nel secondo governo Prodi; per lui vale il ragionamento che abbiamo azzardato con Cottarelli: la matrice socialdemocratica è troppo debole in questo parlamento perché anche Pajno possa aspirare all’incarico di Presidente del Consiglio.

Altri due nomi “di alto profilo” sono quelli di Giorgio Lattanzi, neo presidente della Corte Costituzionale, e Lucrezia Reichlin, importante economista e non nuova agli ambienti del palazzo poiché figlia dell’ex deputato PCI (poi PDS) Alfredo Reichlin e di Luciana Castellina, fondatrice de il Manifesto, anch’essa ex deputata della sinistra radicale.

Gustavo Zagrebelsky, noto alle cronache per essersi battuto in prima linea contro la riforma costituzionale approvata dal parlamento durante il Governo Renzi ed ha rappresentato la posizione del “No” in numerosi dibattiti pubblici e televisivi, compreso un confronto con il lo stesso Renzi. Presidente della Corte Costituzionale e docente di diritto costituzionale, potrebbe essere il perfetto compromesso tra l’arcipelago del centrosinistra ed il Movimento 5 Stelle.

Mancano all’appello i soliti noti Giuliano Amato e Lamberto Dini, che solitamente vengono sempre interpellati per queste situazioni di empasse. Ci sembra doveroso far presente la grave mancanza agli autorevoli commentatori ed inserirli, di diritto, almeno in questo elenco.

Tutti i nomi qui citati, ottimi sul piano istituzionale e delle referenze personali, non godono probabilmente dell’appoggio delle Camere ed è proprio, approfittando del momento, che il leader leghista Matteo Salvini, chiede a gran voce un governo-lampo fino a dicembre, per intervenire sulle manovre più urgenti quali lo scongiuro dell’aumento dell’IVA, il blocco degli sbarchi e la modifica della legge elettorale.

Enrico Bolzan

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