domenica, Novembre 28, 2021
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Contratto di governo, salvate il “compagno” Matteo

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Per 70 (e oltre) giorni Matteo Salvini, segretario della Lega e leader della coalizione del centrodestra che si è presentata unitariamente alle elezioni del 4 marzo in tutto il territorio italiano, ed anche all’estero, ha battuto sul fatto che qualunque governo fosse conseguito all’esito elettorale avrebbe avuto come spina dorsale i punti del programma redatto insieme a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni.

Ma è proprio così? Non esattamente.

Si sa, la politica è l’arte del compromesso e se dobbiamo ammettere che in alcuni punti Matteo Salvini è riuscito ad imporre la linea leghista nell’accordo con il Movimento 5 Stelle, ma vi sono anche molte ombre nelle 57 pagine che sintetizzano la linea politica dell’esecutivo per i prossimi cinque (?) anni.

Bene per la Flat Tax, su cui è riuscito, pur con qualche clausola un po’ generica, a tenere banco; benino per immigrazione, anche se un po’ vaga e senza tenere conto dei reali partner con cui realizzare i rimpatri, ovvero gli stati di provenienza; stendiamo un velo pietoso sulle politiche UE, che vengono menzionate con diffidenza, ma per le quali effettivamente non si propongono percorsi alternativi. È ancora presto e il contratto “per il governo del cambiamento” è stato redatto in dieci giorni, ma i dodici milioni di elettori di centrodestra forse si aspettavano qualcosa in più, almeno nelle dichiarazioni di intenti, più che sui dettagli.

Per il resto, bisogna dirlo chiaramente, è un programma di sinistra. E non di centrosinistra, proprio di sinistra radicale, che non farebbe invidia alle amministrazioni targate DDR, che si sono succedute in Germania fino al 1989.

In uno slogan potremmo dire “troppo Stato”, Stato che ovunque la fa da padrone. Dal reddito di cittadinanza alla pensione di cittadinanza (new entry!), dall’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti alla gestione pubblica di Alitalia, dall’acqua pubblica (che potrebbe essere comprensibile ed auspicabile anche per i più liberali, ma che dalla sintesi del contratto di governo vorrebbe pubblico anche l’idraulico) alla Rai pubblica, mentre i leghisti hanno sempre detto di volerla privatizzare, almeno per le emittenti minori. Insomma, siamo allo sfacelo delle logiche privatistiche, che non hanno mai realmente attecchito in Italia, neanche in seguito alla cosiddetta rivoluzione liberale degli anni ’90, che doveva emancipare il Paese dopo mezzo secolo di statalismo integralista e spartizione partitica delle posizioni strategiche.

Il tema della giustizia, spesso inseguito dalla Lega soprattutto in battaglie condivisibili come la certezza della pena e la sacrosanta legittima difesa nella propria abitazione, sul posto di lavoro, rispetto a se stessi ed ai propri familiari, viene certamente ripreso nei titoli dei paragrafi, ma poi ne rimane poco nella sostanza. In compenso, abbiamo molto giustizialismo spiccio, che possiamo sintetizzare in “più carceri”, “più intercettazioni”, “agenti sotto copertura e agenti provocatori”. Insomma, questa parte se non è stata redatta direttamente da Davigo, ne ha avuto quantomeno l’approvazione.

Grande apertura verso Putin, considerato un alleato strategico soprattutto nel Mediterraneo. Questo aspetto risulta abbastanza controverso, soprattutto nel momento in cui si propone di ridiscutere il ruolo dell’Italia in Europa, anche rispetto all’asse Franco-Tedesco. Non sarebbe meglio intensificare i rapporti con Londra e Washington, anche rispetto a Mosca? Certo, le sanzioni alla Russia penalizzano le nostre imprese, soprattutto nel Nordest, ma questo non significa elevare Putin ad interlocutore principe sulle politiche marittime di cui l’Italia deve tornare ad essere protagonista.

Ultimo punto, ma non per importanza: il condono. Chiamiamolo come vogliamo, ma di condono si tratta, anche se suona molto meglio come “rottamazione delle cartelle esattoriali” e fa più radical chic. Credo che l’elettorato di centrodestra non abbia molto in contrario, forse al limite potrebbe scandalizzarsi quella parte che votava a sinistra e che adesso vota 5 Stelle…

Andrea Zappelli