venerdì, Gennaio 28, 2022
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Pericoloso scontro istituzionale in Italia sul nome di Paolo Savona

Di sicuro in pochi verrebbero essere in questo momento nei panni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alle prese con uno scontro Istituzionale di difficile soluzione e che comunque evidenzia tutti i limiti di una Unione Europea nata male e che rischia di finire peggio.

Dopo la nomina del Presidente del Consiglio incaricato di formare il nuovo governo, che già di per sé è risultata laboriosa a causa di una inedita maggioranza costruita da tra due forze politiche che nulla hanno in comune, ci si è bloccati Istituzionalmente sul nome del futuro Ministro dell’Economia,  individuato in Paolo Savona.

Il nome del Ministro, tanto caro alla Lega e ben visto dal M5Stelle, è assolutamente inviso alla Germania per il fatto di essere contrario a certi principi dell’Europa e soprattutto alla politica economica tedesca.

Per completezza di informazione anche Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, è contrario alla nomina di Paolo Savona, nonostante sia riconosciuto come un serio, capace ed esperto economista che ha già ricevuto importanti incarichi dall’allora Presidente Ciampi.  Un durissimo braccio di ferro si è venuto quindi a creare tra Mattarella e gli esponenti della Lega, con a capo Matteo Salvini.

A prescindere da ogni sua personale posizione, il Presidente Mattarella deve garantire stabilità economica all’Italia, specie in vista dei vari incontri europei in tema di economia e certamente Savona risulterebbe essere una nomina poco confacente e non gradita a chi in Europa, spesso impropriamente, mette bocca nelle scelte dell’Italia, grazie anche alla arrendevolezza dei governi che ci hanno guidato fino ad oggi e che ci hanno condotto ad un indebitamento senza precedenti. Ecco il motivo del “ veto” sul nome di Paolo Savona.

Veto tra l’altro supportato da discutibili valutazioni tedesche sui principali tabloid, che accusano e deridono l’Italia in maniera del tutto inopportuna interferendo in quella che è la politica democratica di uno Stato sovrano che pur se facente parte di un’ Europa che mai è decollata, dovrebbe in ogni caso avere rispetto delle sue scelte.

Ad aggravare la situazione di stallo istituzionale venutasi a creare si è manifestata la improvvisa crescita dello “spread” fra interessi dovuti sui titoli decennalli italiani del debito pubblico e gli omologhi tedeschi, con conseguenti maggiori spese a carico dei contribuenti per il rimborso del debito nazionale.  Stabilire chi ha torto e chi ha ragione in questo momento è inutile ed il “tifo da stadio” sicuramente non agevola la soluzione. Se Mattarella facesse ora un passo indietro il suo ruolo Istituzionale ne verrebbe certamente indebolito.

Ma anche la Lega verrebbe indebolita se facesse un passo indietro ora che, tra l’altro, ha il sostegno di Fratelli d’Italia in relazione alla specifica vicenda.   Non entriamo nei tecnicismi costituzionali, poiché se giuristi e costituzionalisti che alacremente lavorano per dirimere la questione, avessero trovato anche un semplice cavillo risolutivo, non si sarebbe allo scontro Istituzionale. Non si può quindi che sperare che Paolo Savona faccia un passo indietro dichiarandosi non interessato. Soluzione che certamente lascerebbe tutti amareggiati e che avrebbe solo l’effetto di sbloccare , limitandone i danni, lo scontro ed lo stallo istituzionale venutosi a creare senza però contribuire a sciogliere i nodi di fondo sottostanti.

Ma attenzione, questa o qualsiasi altra soluzione non risolve i gravissimi problemi che sono stati evidenziati.

Può l’Unione Europea bloccare e stravolgere le volontà popolari di uno stato che ancora sulla carta dovrebbe essere sovrano? Il popolo Italiano ha dato una indicazione fortemente antieuropeista con il voto del 4 marzo con un quorum che va oltre il 51%, anche se negli ultimi tempi, dopo il voto, i grilllini – improvvisamente folgorati quali novelli San Paolo sulla via di Damasco – si sono dichiarato invece ferventi europeisti.

Difficile che ii futuro governo possa chiedere di uscire dall’Unione Europea, ma di sicuro sarebbe opportuno modificare quei trattati, voluti ed approvati dai governi precedenti, che hanno creato evidenti difficoltà. Per realizzare tale cambiamento la Lega ha indicato democraticamente un Ministro simbolo di tale nuovo orientamento, osteggiato però con motivazioni che hanno molto di tecnocratico ma ben poco di democratico.

Ettore Lembo

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