martedì, Novembre 30, 2021
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Scontro istituzionale ad orologeria: una bomba da disinnescare

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Avevamo paventato la possibilità che si potesse arrivare ad uno scontro Istituzionale di gravissima portata tra i leader dei della “strana coalizione” formatasi per andare al governo dopo il voto, e l’inquilino del Quirinale, ma si confidava nel buon senso delle parti e nella saggezza delle mediazioni.

Se Mattarella, a torto o ragione, aveva espresso da subito ed in ogni modo la sua contrarietà sul nome di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, l’ostinazione perpetrata dai due leader, Lega e Movimento 5 Stelle, ha portato inevitabilmente ad un grave scontro Istituzionale dalle conseguenze inimmaginabili ed in ogni caso gravissime.

Scelte esercitate nella conduzione di precedenti governi a guida PD, ritenute assoggettate a paesi europei, a banche e sistemi economici che hanno dato la sensazione a gli italiani di non essere liberi nelle scelte e soprattutto di essere contro la volontà dei cittadini, e non ultima una legge elettorale indefinibile, hanno alimentato in maniera esponenziale una espressione di voto che ha sancito poi il contratto di governo tra Lega e M5S.

Ad aggravare la situazione le decisioni dell’ex presidente Giorgio Napolitano, con il suo drammatico favorire e imporre la partecipazione alla guerra in Libia prima, poi la sempre ventilata induzione della caduta del governo Berlusconi, reo forse di aver immaginato un eventuale distacco dall’Europa.

Dopo il referendum, che ha sancito nettamente la volontà degli Italiani di bocciare la modifica della Costituzione e tutte le linee dell’allora governo Renzi, ed il rinnovo del governo con la sola sostituzione del Premier, lasciandone intatta politica e formazione, qualcuno ha forse pensato  che il Presidente potesse essere non garante secondo il dettame Costituzionale.

Sarebbe bastato sostituire il nome di Paolo Savona con un altro, e di nomi ne giravano anche di spessore, e se proprio si voleva, far gestire lo stesso Savona, magari come viceministro o sottosegretario. Ma forse altri interessi hanno portato allo scontro.

Di sicuro oggi la situazione si complica e la scelta immediata di convocare un premier del presidente che ha una netta e chiara matrice economica lascia non solo parecchio perplessi, ma appare come una forzatura che difficilmente troverà una legittimità parlamentare.

Certamente una situazione difficilissima e difficilmente controllabile in quanto l’avvio di una campagna elettorale , in previsione di scontate elezioni imminenti, sta facendo sì che i toni si alzino pericolosamente innescando di fatto non una partecipazione politica popolare, bensì un tifo da stadio che potrebbe avere delle ripercussioni incontrollabili.

Se da un lato fondamentali impegni europei impongono una strategia politica definita, la mancanza di un governo ci espone a rischi economici pericolosissimi.

Certamente non è il caso di innescare altri conflitti, che rischiano di portare l’Italia a non avere né un governo e nemmeno un Presidente, nel caso in cui, continuando con certi toni, Mattarella decidesse di dimettersi, lasciando l’Italia e gli Italiani in balia di quegli stati europei che probabilmente non aspettano altro.

Sedare gli animi è quindi fondamentale, riducendo la frattura creatasi tra Quirinale e forze politiche, magari senza ostinazioni e/o imposizioni legate ad una Europa che in ogni caso è ostile al popolo Italiano, motivo per cui va cambiato l’orientamento e la Mission.

Ettore Lembo