sabato, 4 Aprile, 2020
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Testimoni di Geova, clima ostile in Russia

In almeno sette città della Russia la polizia ha sferrato blitz contro i Testimoni di Geova. Agenti dell’unità speciale di polizia (OMON) avrebbero fatto irruzione con le armi spianate in abitazioni di Testimoni e trattenuto giovani e anziani per interrogarli. A riportare l’accaduto fonti ufficiali della congregazione religiosa. Durante lo scorso anno le autorità avrebbero avviato almeno 10 indagini giudiziarie e  incarcerato cinque Testimoni, tra cui Dennis Christensen, che si trova in custodia cautelare dal 25 maggio 2017. Un altro Testimone, il sessantanovenne Arkadja Akopjan, è attualmente sotto processo nella Repubblica di Cabardino-Balcaria. Tutti rischiano pene detentive dai 2 ai 10 anni.

Il 20 aprile 2017 la Corte suprema della Federazione Russa avrebbe dichiarato fuorilegge il Centro Amministrativo dei Testimoni di Geova e tutti i 395 enti giuridici locali dei Testimoni. Durante l’udienza presso la Corte suprema il governo russo avrebbe dichiarato che, sebbene stesse per sciogliere gli enti giuridici dei Testimoni di Geova, i singoli Testimoni sarebbero stati liberi di professare la propria fede. Ma, stando a quanto asserito da fonti ufficiali, le cose non starebbero proprio così.

Sembrerebbe infatti che per gli oltre 175.000 testimoni di Geova della Russia professare la propria fede stia diventando un reato penale.

20 aprile 2018, Šuja (regione di Ivanovo). Agenti delle forze dell’ordine avrebbero perquisito le case di quattro Testimoni. Dmitrij Michajlov sarebbe stato condotto alla stazione di polizia, per poi essere rilasciato. Pare che le autorità abbiano avviato un’indagine accusandolo ai sensi dell’articolo 282.2, comma 2, del Codice Penale di “aver partecipato alle attività di un’organizzazione estremista”. Fino a nuovo ordine, non gli è permesso lasciare Šuja.

19 aprile 2018, Vladivostok. Agenti della polizia e del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) avrebbero fatto irruzione in un appartamento e portato Valentin Osadčuk e tre donne anziane alla stazione di polizia per interrogarli. Le autorità avrebbero accusato Osadčuk ai sensi dell’articolo 282.2, comma 2, del Codice Penale, che prevede una pena detentiva dai 2 ai 4 anni, trattenendolo in custodia cautelare. Il 23 aprile il Tribunale distrettuale Frunzenskij avrebbe ordinato di tenere Osadčuk in custodia cautelare fino al 20 giugno 2018. Attualmente Osadčuk sarebbe detenuto nel carcere preventivo n. 1 di Vladivostok.

18 aprile 2018, Poljarnyj (regione di Murmansk). A tarda sera, poliziotti e agenti mascherati dell’OMON armati di mitra avrebbero sfondato la porta di casa di Roman Markin. La figlia di Markin, vedendo gli agenti armati, si sarebbe immediatamente buttata per terra proteggendosi la testa con le braccia. I poliziotti avrebbero perquisito tutta la casa, portando Markin alla stazione di polizia e ponendolo sotto custodia cautelare.

Quella stessa sera la polizia avrebbe perquisito le abitazioni di altri 14 Testimoni della zona e sequestrato cellulari, tablet e altri effetti personali. Quindi i Testimoni sarebbero stati portati alla stazione di polizia per essere interrogati. Pare che le autorità locali abbiano avviato un’azione penale contro Markin, come pure contro un altro Testimone del posto, Viktor Trofimov. Entrambi sarebbero stati accusati ai sensi dell’articolo 282.2, comma 1, del Codice Penale di “aver organizzato le attività di un’organizzazione estremista”. Se condannati, rischiano pene detentive dai 6 ai 10 anni. Entrambi si troverebbero tuttora in custodia cautelare nel carcere n. 1 di Murmansk.

10 aprile 2018, distretto di Zaton (Ufa). Tra le 6:30 e le 7:00 inquirenti e agenti dell’OMON avrebbero inoltre fatto irruzione nelle case di diversi Testimoni perquisendole. Durante le perquisizioni, gli agenti avrebbero interrogato i Testimoni. In un’occasione, un agente avrebbe detto a uno di loro: “Ti lasceremo andare non appena dichiari di non far parte dell’organizzazione dei Testimoni di Geova”. Tutti i Testimoni sarebbero stati portati alla stazione di polizia per la rilevazione delle impronte digitali e per essere ancora interrogati.

Facendo irruzione in casa dei coniugi Chafizov, gli agenti avrebbero iniziato a perquisire tutta l’abitazione. Finita la perquisizione, un poliziotto avrebbe afferrato la moglie per un braccio, spingendola dentro la camionetta e portandola alla stazione di polizia per interrogarla. Il signor Chafizov non è testimone di Geova.

Anatolij e Alёna Vilitkevič prima che lui venisse arrestato

Alcuni agenti avrebbero fatto un blitz in casa di Anatolij Vilitkevič arrestandolo. Avrebbero detto alla moglie che non avrebbe visto suo marito “per molto tempo”. Le autorità lo avrebbero accusato ai sensi dell’articolo 282.2, comma 1, del Codice Penale di “aver organizzato le attività di un’organizzazione estremista”. Sarà tenuto in custodia cautelare fino al 2 giugno 2018. Se verrà condannato, rischia di scontare fino a 10 anni di carcere.

Marzo 2018, Orёl. Oltre all’azione penale tuttora in corso contro Dennis Christensen, le autorità avrebbero avviato un’indagine a carico di un altro Testimone, Sergej Skrynnikov, a seguito delle perquisizioni di sette abitazioni eseguite a Orёl nel maggio 2017. Skrynnikov non è stato ancora incriminato. È accusato ai sensi dell’articolo 282.2, comma 2, di “aver partecipato alle attività di un’organizzazione estremista”. Se verrà condannato, rischia una condanna che va dai 2 ai 4 anni di carcere.

7 febbraio 2018, Belgorod. Gruppi numerosi di agenti delle forze dell’ordine avrebbero fatto irruzione in almeno 10 abitazioni di Testimoni. Con violenza gli agenti avrebbero gettato a terra alcuni di loro e immobilizzato altri contro il muro. Avrebbero perquisito le abitazioni e confiscato dispositivi elettronici, passaporti, fotografie e denaro. Avrebbero poi portato i Testimoni alla stazione di polizia, interrogandoli e quindi rilasciandoli tutti tranne Anatolij Šaljapin e Sergej Vojkov. La polizia avrebbe trattenuto i due per 48 ore prima di rilasciarli. Comunque a entrambi non è permesso allontanarsi da Belgorod.

23 gennaio 2018, Kemerovo. La polizia havrebbe fatto irruzione in 12 abitazioni di Testimoni, perquisendole e sequestrando tutti i dispositivi elettronici, le pubblicazioni religiose e molti documenti. Prima dei blitz, un uomo che aveva finto di essere testimone di Geova aveva partecipato alle riunioni dei Testimoni e le aveva registrate di nascosto, per poi consegnare le registrazioni alla polizia. Sulla base di queste registrazioni le autorità hanno avviato un’indagine giudiziaria.

Decisione della Corte suprema minaccia di dividere le famiglie

In aggiunta a queste azioni  da parte della polizia e dell’FSB, le autorità russe avrebbero decretato che lo Stato può togliere ai testimoni di Geova i figli per “rieducarli”. Il 14 novembre 2017 con la risoluzione n. 44 il Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa avrebbe deciso che i genitori possono essere “privati della patria potestà da un tribunale” se in qualche modo rendono i propri figli partecipi di un’organizzazione religiosa dichiarata “estremista”.

Il 23 novembre 2017 il Ministero dell’Istruzione e della Scienza avrebbe diramato una “raccomandazione” a livello nazionale chiedendo che i bambini esposti a un’“ideologia […] religiosa estremista” vengano “rieducati”. Il Ministero avrebbe indicato solo due gruppi: i figli di membri dell’ISIS e quelli dei testimoni di Geova. Avrebbe specificato che “decine di migliaia di bambini e adolescenti” hanno genitori testimoni di Geova. Finora nessun figlio di Testimoni è stato sottratto ai genitori.

A cosa porterà tutto questo?

Nessun altro stato membro del Consiglio d’Europa ha sferrato un simile attacco violento contro una minoranza religiosa pacifica. In Russia i testimoni di Geova non possono più riunirsi liberamente per adorare Dio o per leggere e studiare la Bibbia. Per non essere arrestati e perseguiti penalmente, devono professare la loro fede di nascosto, come dovevano fare in epoca sovietica.

I testimoni di Geova di tutto il mondo sono molto preoccupati per i loro compagni di fede in Russia e per le conseguenze che questa campagna promossa dal governo avrà su di loro a livello emotivo, spirituale e fisico. Philip Brumley, referente legale dei Testimoni di Geova, ha dichiarato: “Il governo russo dovrebbe mettere fine a questi abusi e tener fede ai propri impegni internazionali relativi al rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa. Ora che, dopo aver colpito gli enti giuridici dei Testimoni, le autorità stanno mettendo in prigione i singoli individui, cosa devono aspettarsi i Testimoni di Geova in Russia?”

(materiale e foto sono stati tratti dal sito www.jw.org)

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

One thought on “Testimoni di Geova, clima ostile in Russia

  1. Ciò che viene fatto in russia ai Testimoni di Geova è veramente inaudito.
    Proporrei soprattutto una domanda:
    Chi sono veramente i terroristi? Uomini e donne pacifici e inermi che imitano l’insegnamento del pacifico Gesù Cristo o uomini maci e incappucciati che agiscono in modo prepotente e violento contro persone indifese?
    Meditate, quello che accade a questo gruppo pacifico, anche se vi è antipatico, potrebbe accadere a chiunque di voi.

    E tutto questo è stato scatenato da persone istruite e colte che hanno studiato per divenire giudici e magistrati.

    Evidente che l’istruzione non apre la mente per condannare certe atrocità.

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