mercoledì, giugno 26, 2019
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Caso Mastropietro: a pagare sarà solo lei?

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MACERATA – Caso Mastropietro: cade l’accusa di omicidio, relativamente alla brutale uccisione di Pamela, per Desmond Lucky e Lucky Awelima .Ed ora quest’ultimo è pronto a chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione allo Stato italiano. In teoria rimane comunque in carcere per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.  Per quanto riguarda Innocent Oseghale cade invece l’accusa di stupro (ma sono state messe agli atti intercettazioni inquietanti in cui avrebbe chiesto ad Awelima se poteva avere interesse a stuprare una giovane che risponde alla descrizione di Pamela). Il Procuratore di Macerata Giovanni Giorgio è stato fin dall’inizio convinto che l’omicidio di Pamela possa essere seguito ad uno stupro e che sia stato motivato dalla necessità di cancellare le prove. Ora l’accusa cade (malgrado la presenza del Dna di Innocent Oseghlale sul corpo della giovane) per un ravvisato clima “amicale” che si sarebbe venuto a creare tra i due.  Sono molti però gli aspetti che nel caso Mastropietro ad ora destano dubbi. Punto primo: scagionati dall’accusa di omicidio Desmond Lucky e Lucky Awelima a rispondere del brutale delitto rimane ora solo Innocent Oseghale. Ma l’esame autoptico effettuato dal dottor Marco Cingolani esclude che una sola persona possa aver in breve tempo ucciso la ragazza, smembrato, fatto a pezzi, ripulito con una precisione chirurgica il corpo della 18enne romana, che si é “volontariamente” allontanata dalla comunità di recupero Pars di Corridonia, all’interno della quale era entrata nel mese di ottobre per seguire un percorso di recupero. Tra l’altro la famiglia puntualizza che Pamela non era una tossica ma che la tossicodipendenza sarebbe dipesa da un disturbo della personalità. Andava quindi protetta. Pamela invece è stata lasciata libera di andarsene, vista la maggiore età, per andare incontro alla morte. Stando a quanto dichiarato da Alessandro Meluzzi (VIDEO) la giovane avrebbe sostenuto una terapia farmacologia che avrebbe inibito la sua capacità di intendere e di volere. Quindi davvero Innocent Oseghale ha fatto tutto da solo – sempre che la cosa possa essere provata – o c’è un assassino o un complice a piede libero? Sembra insomma che, mentre tutti gridano alla giustizia sommaria, l’unica a subirla sarà Pamela, che è passata per tossica e per una poco di buono. E, diciamocela tutta, in molti hanno pensato che se l’è andata a cercare. Perché vige ancora quella mentalità, nel nostro Paese, secondo la quale è sufficiente una minigonna troppo corta per meritare la morte. Per farla breve: per l’accusa di aver stuprato Pamela Mastropietro non sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Innocent Oseghale, 29enne nigeriano, già in carcere ad Ascoli Piceno in relazione al caso Mastropietro, per l’uccisione della 18enne romana avvenuto il 30 gennaio scorso a Macerata. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Ancona che ha respinto il ricorso della Procura di Macerata che chiedeva la custodia in carcere per il nigeriano anche per l’accusa di stupro. Non è però escluso che si possa ricorrere in Cassazione. Per il procuratore Giovanni Giorgio sarebbe stato questo nel caso Mastropietro il movente dell’omicidio della giovane e del successivo smembramento del corpo ritrovato in due trolley. Tesi questa, che però non ha convinto il gip di Macerata, secondo il quale tra Oseghale e Pamela si sarebbe invece creato un ‘clima amicale’.  L’autopsia conferma però che il rapporto con Oseghale si è verificato in “condizioni menomate” di coscienza.  “Il 30 gennaio Innocent mi telefonò chiedendomi se volevo andare a stuprare una ragazza che dormiva”. A pronunciare la frase choc, intercettata dagli inquirenti nel carcere di Ancona, è Lucky Awelima mentre parla con Desmond Lucky. Il Procuratore di Macerata ha chiaramente affermato di aver inviato uno specifico quesito al dottor Cingolani, che ha effettuato l’autopsia, e che la risposta è stata la seguente: “Nell’arco di tre ore è impossibile che abbia potuto portare a compimento il tutto una sola persona”. Ora però si profila un quadro non rassicurante: o c’è un assassino a piede libero (forse il terzo Dna rinvenuto nell’appartamento di via Spalato – anche se in quantità irrilevante) oppure Oseghale è in grado di compiere operazioni di tipo chirurgico che anche il dottor Cingolani esclude possano essere state compiute da una sola persona. Di certo questa giovane, 18 anni appena, non ha avuto giustizia. E se non l’avesse, si potrebbe dire che si è trattato di un delitto (quasi) perfetto. Una sorta di esempio pericoloso per altri che si addentrassero a compiere gesti simili rimanendo impuniti. E nessuno di noi vorrebbe che questo caso finisse per rappresentare una sorta di manuale da seguire alla lettera. L’anima di Pamela grida chiedendo giustizia. Qualsiasi cosa possa aver fatto, di qualsiasi ingenuità possa essersi resa responsabile, ricordiamo che si trattava di una ragazzina di appena 18 anni con una vita davanti a sé, stroncata in maniera disumana e diabolica, che andava protetta e curata. La sua è un’anima che non ha pace. Ma la cosa triste e raccapricciante è che la pace sembra averla, in questo mondo, non si sa per quale motivo, chi dovrebbe pagare e non paga.

Lucia Mosca

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