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L’altra faccia del buonismo, ovvero la vera faccia dell’Immigrazione

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di Gian Luigi Pepa

Dal 16 novembre 2011, nel succedersi temporale dei governi tecnici, e certamente non eletti dalla volontà popolare, ci hanno insegnato che era un atto di umanità accogliere chi bussava alla nostra porta.  In questo contesto, l’opinione pubblica formulava accuse di razzismo a chi proponeva perplessità, riflessioni, contestazioni, al punto che i più preferivano abbassare la testa verso una assuefazione intellettuale, un appiattimento culturale, per non apparire quello che non appartiene al nostro sentire umano, l’essere razzista.

A tutt’oggi si continuano a leggere affermazioni che ribaltano l’essenza del problema accusando di leggerezza il pensiero diverso da quello oramai consolidato in ben 4 governi tecnici, anzi insistendo sulla predica morale, definendo prioritaria la salvezza della vita delle persone. Non che le persone non debbano essere salvate. Tutt’altro. Ma è stato sbagliato il metodo. 

Come in tutte le medaglie esiste l’altra faccia, quella che non si vede perché è sottesa ed occultata, per evitare il risveglio delle coscienze sopite, per continuare ad annichilire il vero ed unico pensiero: quello libero.

Siamo stati abituati alla confusione etimologica dei termini, al punto che si definiscono libertà quelle che sono simbolo di oscurantismo, come il burqa o il niqab, che rappresentano la costrizione più aberrante che possa subire una donna, e conseguentemente debbono allora definirsi simboli di libertà anche: l’infibulazione, il rito delle spose bambine, la lapidazione, il diritto di uccidere una figlia che voleva vestire all’occidentale, e tutto quello che rappresenta la legge islamica.

Altra confusione è nel concetto di libertà ad immigrare… clandestinamente, quando per immigrare in uno Stato esistono delle regole precise, delle procedure, indicate nel Testo unico sull’immigrazione dlgs n.286/1998, che il sito del Ministero dell’ Interno pone in rilievo (Modalità d’ingresso | Ministero dell’Internowww.interno.gov.it).

Infatti, nessun diritto può sostenersi a favore di chi prende dei barconi, per ingressi clandestini, violando la legge di ingresso degli Stati Liberi ed autodeterminati, violando le procedure per ottenere il permesso d’ingresso regolare ad uno Stato per lavorare, studiare o quant’altro.

Dunque, la verità è che tutti i principi sono stati distorti e finalizzati per ledere o sopprimere la libertà politica e civile, l’autodeterminazione degli Stati e di quelle libertà che per noi furono il simbolo dei moti risorgimentali.

La Comunità Europea era un sogno verso quelle libertà contro le burocrazie, invece sembra aver portato le nazioni verso il mondialismo, rendendole schiave del sistema capitalistico spinto verso l’esasperazione.

Con il Trattato di Maastricht, meglio il Trattato dell’Unione europea (TUE), del 7 febbraio 1992, si apriva verso il libero mercato: non più barriere doganali. Tuttavia si dimostrò una trappola per i mercati nazionali, laddove si creò una vera concorrenza sleale, non solo nelle merci come quelle cinesi, il cui prodotto finale non aveva l’incidenza dei costi della sicurezza del lavoro e delle tassazioni che ricadevano sui prodotti Europei, ma nel lavoro. Ed è questo il punto dell’analisi.

L’algoritmo proposto è stato quello di creare manovalanza al ribasso nel mondo del lavoro, importando anche nuova manodopera dall’Africa, rompendo come un cuneo la forza che compattava imprese e lavoro, utilizzando anche un sistema sindacale perduto e svilito, avendo perso il senso della propria ragione di esistere.

Nel contempo arrivavano le navi che trasportavano “gli schiavi”, le navi definite dai buonisti navi umanitarie, ed ecco che riecheggia ancora la confusione terminologica, in un gioco al lavaggio dei cervelli.

La mentalità annichilita diffondeva il concetto che il migrante era una nuova risorsa, che ci poteva insegnare un nuovo stile di vita, mentre assistevamo ad una mancata integrazione.

Qualsiasi schema o procedimento sistematico di calcolo portava sempre allo stesso risultato: utilizzare i “nuovi schiavi” deportati dall’Africa, per una concorrenza sleale al ribasso nel mercato del lavoro e anche delle merci, imponendo ai più che il migrante era sradicato dalle proprie nazioni e senza diritti o futuro.

Un falso che risultava dopo i lunghi accertamenti ministeriali, rilevando un quadro sconcertante: molti non erano rifugiati politici ma meri clandestini, o come li hanno chiamati migranti economici (sempre per il gioco delle parole).

Il tutto ha comportato che il popolo perdesse prima la propria sovranità, e poi la propria identità, nella coscienza, la storia condivisa e l’orgoglio dell’appartenenza.

Il recupero forse si avrà dal momento che un gruppo di persone o anche un uomo, come fece Craxi a Sigonella, sappia imporsi ai poteri forti, per difendere l’unica cosa importante che esiste: la dignità di Nazione, cioè l’amore della propria Patria, che altro non è che amore per la propria gente. Non c’è nulla di male nell’amare la propria Patria, nel rispetto di tutti: le persone vanno aiutate, ma secondo regole ben precise. E l’Italia, in questo, negli anni, è stata lasciata sola. 

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