mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Fermo, Teatro dell’Aquila gremito per Erri De Luca

Erano in mille arrivati da tutte le Marche, giovedì sera, al Teatro dell’Aquila di Fermo ad ascoltare Erri De Luca. Un Teatro gremito fino all’inverosimile ha accolto il noto scrittore che non ha deluso il suo pubblico. Un dialogo-intervista serrato condotto dalla direttrice artistica Oriana Salvucci e dal caposervizio della redazione di Fermo de “Il Resto del Carlino” Stefano Cesetti. Lo scrittore non si è sottratto a nessuna domanda, dal concetto di patria inteso come residenza nel vocabolario, come l’essere un cittadino della lingua italiana più che un cittadino italiano, alla sua napoletanità anch’essa raccontata nel suo rapporto con la lingua napoletana, la sua prima lingua. La lingua seconda, l’italiano, è una lingua che ama , la lingua paterna, quella delle conversazioni, a bassa voce, a tavola. La lingua che suo padre voleva imparasse perché sarebbe potuta essere utile nei viaggi all’estero, cioè fuori da Napoli. E ancora l’amore per la scrittura, quella scrittura che è compagna di vita e che gli tiene compagnia. Una vita rocambolesca quella dello scrittore raccontata sottovoce senza  vanagloria o ostentazione,  da quelli che ha chiamato i suoi mestieri dorsali (operaio, muratore, autista…) all’ultimo suo mestiere, la professione delle dita (lo scrittore).  E’ da queste variegate professioni che ha imparato a toccare con mano le vicende della vita, a viverci dentro alle  situazioni, a volerle conoscere da vicino così si spiegano  le sue tante presenze nei luoghi caldi  del mondo,  da Lampedusa , l’isola che ha avverato tutte le sette opere della misericordia, alla sua presenza in Bosnia o sulla nave di Medici senza frontiere fino all’ultima sua avventura in Val di Susa dove fu accusato di “incitazione alla violenza per le sue dichiarazioni sulla Tav come opera nociva ed inutile frutto di speculazioni finanziarie e pertanto opera da sabotare”. Uno dei suoi tanti interventi  per dare voce a coloro che sono muti, a coloro che sono vittime di ingiustizia e non ascoltati. E’ il grande desiderio di giustizia che lo ha fatto impegnare in tante cause   sociali   perchè   convinto che la resistenza civile possa muovere le montagne e che “fu la voce a far cadere le mura di Gerico” . Un intellettuale che rifugge il titolo di maestro, un intellettuale che ha conservato una passione civile che lo fa muovere all’azione e che chiama all’azione chi lo ascolta. Un uomo in cammino, un pellegrino  con la  passione per le lingue antiche come l’ebraico che legge ogni mattina, perché è una lingua che non solo nomina le cose, ma le fa avvenire. Lo scrittore non si è sottratto a nessuna domanda neanche a quelle più scomode, quelle che riguardano la sua giovinezza rivoluzionaria, la sua militanza in Lotta Continua, il sentirsi  correo di una generazione che ha pagato con la galera il desiderio di cambiamento e che pur non avendo trasformato il mondo, l’ha reso sicuramente migliore. Con un appello alla fraternità si è concluso il penultimo appuntamento di Fermo sui Libri, un’edizione mai così intensa, mai così partecipata, mai così interlocutoria e occasione anche per il pubblico di riflessione, dibattito, conoscenza come dice il vice Sindaco Francesco Trasatti. L’ultimo appuntamento è per il 21 giugno con lo scrittore e giornalista Andrea Scanzi.

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