mercoledì, Novembre 13, 2019
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Alessandro Avenati torna in Italia col figlio dopo anni di calvario. E apre le porte a Nina Kuluz

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Alessandro Avenati è in auto con il figlio e lo sta riportando in Italia. Dopo anni di calvario, che hanno fatto vivere al padre del bimbo una infinita odissea, sono finalmente insieme. Non è stato facile. Il bambino ieri è stato portato in ospedale per un dolore addominale per poi essere dimesso. Una schiera di manifestanti si è raccolta di fronte all’abitazione di Nina Kuluz a Spalato per impedire l’accesso ad Avenati. Ma infine, dopo sacrifici e sofferenze, il bimbo torna in Italia con il padre. Dopo sentenze in favore dell’uomo, ma mai applicate finora, dopo denunce da parte della madre, dopo anni di angoscia per il padre, la storia si chiude.

Erano molti i timori di fallire anche in questa occasione. Si sapeva che fino all’ultimo si sarebbero adoperate tutte le modalità possibili per impedire l’esecuzione delle sentenze di tribunale. Alessandro Avenati era preparato a tutto. Sapeva. Ma anche questa volta si è fatto coraggio ed è partito per la Croazia. L’ultima volta lo avevano arrestato per una denuncia sporta dalla ex. Avenati temeva una nuova manifestazione popolare in Croazia, in quanto il luogo che preposto per l’esecuzione era di nuovo l’abitazione di Nina Kuluz, mamma del bambino. La donna aveva visto di recente respinto il quarto ricorso di opposizione dal tribunale di Zagabria. Tuttavia, malgrado le sentenze siano tutte favorevoli al padre, il bimbo non aveva ancora fatto rientro in Italia. L’ultima volta, come dicevamo, era scattato per lui l’arresto per violenza domestica nei confronti la ex per dichiarazioni rese attraverso i social. In sostanza, era riuscito a vedere il bimbo per circa un’ora alla presenza dei servizi sociali. Poco dopo era avvenuto l’arresto. Rilasciato dopo un paio d’ore, l’uomo era dovuto però rientrare in Italia senza il figlio. Le decisioni dei giudici a favore di Avenati sono state sempre motivate dal fatto che, malgrado le accuse rivolte al padre del bambino fossero oltremodo pesanti, la donna non è riuscita a portare alcuna prova che potesse dimostrare che il bimbo non doveva stare col padre. E inoltre Nina Kuluz, lo ricordiamo, a conclusione del processo a Torino per sottrazione di minore, è stata condannata in primo grado a 3 anni e 4 mesi. ll 9 aprile 2011 Alessandro Avenati denunciò alla Stazione Carabinieri di Moncalieri (To) la sottrazione del minore da parte della madre che, secondo le sue informazioni, aveva fatto ritorno nella città di Spalato. Immediatamente vennero attivate le rispettive autorità giudiziarie e i canali diplomatico-consolari per il rintraccio della donna e del piccolo, che è avvenuto solo anni dopo. Tuttavia, da allora, il bimbo è rimasto a vivere in Croazia con la madre.  Il 27 giugno scorso era saltata per la prima volta la restituzione del figlio a causa dell’assenza dello psicologo e dell’interprete. E da allora era stato un susseguirsi di rinvii. Dopo quella data, Nina Kuluz aveva sporto denuncia contro il padre del bimbo per violenza familiare relativamente a presunte affermazioni diffamatorie nei suoi confronti. Così, dopo che era slittata per l’ennesima volta l’esecuzione delle disposizioni di tribunale che avrebbero voluto che il bambino stesse col padre, Avenati si è dovuto anche difendere dalle accuse della ex. Ora, dopo anni di dolore, di sacrifici, di rinunce, Alessandro Avenati può finalmente abbracciare suo figlio. Dopo un iniziale choc, il bimbo si è calmato. Padre e figlio sono scortati dalla polizia fino al confine della Croazia. Il bimbo tornerà quindi all’indirizzo presso il quale abitava. Nina Kuluz potrà venire in Italia quando vuole, anche per sempre. Avenati non ha mai inteso sottrarre il bambino alla madre, offrendole anzi il suo aiuto nel caso in cui la stessa decida di trasferirsi in Italia. E si auspica che, finalmente, per il bene del bambino, si facciano d’ora in avanti scelte basate sul benessere del nucleo familiare e non sulla base dell’ostilità di coppia.

Lucia Mosca


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