lunedì, Ottobre 18, 2021
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Il braccio di ferro tra Di Maio e Foodora

Continua il dibattito tra il Ministro dello Sviluppo-del Lavoro ed i player delle consegne a domicilio, anche mezzo stampa. Cerchiamo di capire quale sarà il futuro dei fattorini-tech in Italia ed in generale quello della cosiddetta “Gig economy”.

Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, e Gianluca Cocco, A.D. di Foodora (azienda leader nel mondo delle consegne a domicilio), cercano ora una convergenza per regolamentare il mondo dei riders, ovvero dei fattorini che muniti di bicicletta e tante energie, riforniscono le famiglie italiane di pasti da asporto al prezzo irrisorio di circa 5 euro lordi a consegna. Essi sono per la metà studenti, che cercano di arrotondare, e per il restante 50% lavoratori occasionali che non raggiungono di certo le fatidiche 40 ore settimanali.

Che l’abolizione dei voucher abbia fortemente penalizzato questa categoria di lavoratori è un dato acquisito e, nostro malgrado, dobbiamo ammettere che le grandi catene come Foodora, JustEat e Domino’s Pizza, rispetto a molte piccole imprese familiari che realizzano pasti da asporto, hanno il merito di organizzare con dei co.co.co. queste persone e di coordinarle in maniera più strutturata. Dubitiamo fortemente che i fattorini che erano pagati a voucher fino ad un paio di anni fa ora siano stati tutti assunti a tempo indeterminato, malgrado gli incentivi che offriva il governo, viene invece da pensare che molti di questi lavoratori facciano parte della cosiddetta economia sommersa, sulla quale bisognerà in ogni caso intervenire.

L’obiettivo è ora quello di modificare (per non dire eliminare) in particolare l’art.2 del Jobs Act, che fa riferimento alle Collaborazioni organizzate dal committente per trasformarlo in questo caso in una sorta di lavoro subordinato a tutti gli effetti, con limiti temporali e probabilmente parametri salariali molto elastici. Un passo avanti? Ovviamente secondo il ministro si direbbe di sì: i quattro caposaldi della revisione della normativa vanno dalla lotta alla precarietà all’eliminazione dello spesometro e del redditometro, dalla disincentivazione alle delocalizzazioni allo stop alla pubblicità al gioco d’azzardo.

Se in un primo momento i vertici delle multinazionali della tech-delivery sembravano addirittura valutare di chiudere i battenti ed abbandonare il mercato italiano, le ultime dichiarazioni invece fanno pensare ad una possibile mediazione con il governo, anche perché questo settore riguarda oltre 700mila persone, di cui per un terzo costituisce anche l’unica entrata economica.

Andrea Zappelli

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