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La Destra in politica: ruolo e rivalutazione

il punto

Interessante e partecipato il dibattito che si è svolto ieri a Roma, giovedi 21 Giugno, per parlare della Destra e di una sua futura rivalutazione che tragga una sintesi e riunisca, con un patto federativo e un polo identitario, gli innumerevoli gruppi autonomi spesso anche frammentati e dispersi che costellano la politica Italiana e in cui molti cittadini in un modo o in un altro si identificano e cercano un riferimento politico.

Il voto del 4 marzo ha dato una precisa indicazione che ha delegittimato il passato governo e orientato la politica verso un rinnovamento che prenda spunto da valori nazionali e popolari, che hanno trovato risveglio nel sentimento interiore degli Italiani.

Non a caso il popolo ha espresso la volontà di riscoprire i concetti fondanti di territorio, famiglia, sicurezza, lavoro ed identità. 

In tale contesto il continuo fiorire di gruppi di destra autonomi e sparsi fa però riflettere sulla possibilità di riunire tale area politica, senza rispolverare spauracchi ideologici invisi e ormai del tutto superati, raccordando le varie realtà di tale ambito.

Questo il motivo per cui sono stati stilati i primi 10 obiettivi, dai quali partire per crescere.  

 

I 10 punti da cui partire per unire la destra

  1. Dare rappresentanza politica e culturale al forte bisogno di appartenenza che emerge in tutti gli strati popolari, incanalandolo verso una decisa volontà di appartenenza identitaria
  2. Alimentare un articolato sistema di iniziative culturali, formative e mediatiche 
  3. Lanciare una linea di politica economica chiaramente alternativa rispetto all’ideologia neo-liberista dominante e legata a  Bruxelles, che alimenta la finanziarizzazione dell’economia e favorisce i poteri forti che da essa traggono vantaggio, con il crescente impoverimento del ceto medio e dei lavoratori 
  4. Ritorno all’impegno civile come partecipazione diretta alla formazione delle scelte politiche, con l’obiettivo di costruire la “Repubblica degli Italiani”: presidenzialismo maggioritario, federalismo responsabile e maggiori poteri e risorse ai Comuni (unici organismi comunitari e “naturali” insieme con la famiglia).
  5. Nuova economia sociale fondata sull’impresa-comunità, in cui venga incentivata la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda, sulla sussidiarietà e sulla conseguente rivalutazione del ruolo dei corpi intermedi, secondo il modello della “Big Society” sostenuto dai “conservatori sociali” di molti paesi europei.
  6. Salvaguardare l’ambiente, i beni culturali e il paesaggio italiano da ogni forma di aggressione determinata dallo “sviluppismo”, come alibi agli speculatori di ogni tipo per impossessarsi delle risorse fondamentali della nostra Terra.
  7. Promozione della cultura italiana, della sovranità e dell’identità nazionale, in chiave di dialogo con le altre culture nel contesto europeo e mediterraneo, per un ritorno all’Europa dei Popoli e delle Nazioni, proiettata nel Mediterraneo, contro la concezione tecnocratica e dirigista oggi dominante nell’Unione Europea.
  8. Difesa dei diritti dei popoli come linea guida della politica internazionale: sovranità, indipendenza, autodeterminazione. Rifiuto di ogni intervento di “polizia internazionale” che ingerisca nella vita interna di Stati sovrani, che non siano espliciti promotori di atti di terrorismo fondamentalista.
  9. Lotta alla decrescita demografica e alla crisi educativa, sostenendo le famiglie naturali e difendendo i valori non negoziabili della vita e della persona umana. Salvaguardare i simboli e la cultura cristiana come elementi imprescindibili della nostra identità nazionale e della civiltà del nostro Popolo. In questo quadro la prima riforma fiscale di cui ha bisogno la nostra comunità nazionale è il “quoziente familiare” che garantisce la riduzione delle tasse alle famiglie più numerose e veri incentivi alla natalità.
  10. Rilanciare, nel quadro dell’Unità nazionale, una politica di sviluppo per il Sud e per tutte le aree territoriali economicamente in difficoltà, superando le vecchie logiche dell’assistenzialismo e del clientelismo con un’equa ripartizione delle risorse e con la responsabilizzazione dei territori. In questo quadro reinserire il principio della valorizzazione del Mezzogiorno nella Costituzione italiana.

Ettore Lembo

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