sabato, 4 Aprile, 2020
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Marco Valerio Verni: “Magliette rosse, dov’erano i testimonial quando è stata uccisa Pamela?”/VIDEO

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Magliette rosse per “fermare l’emorragia di umanità”. Questa l’iniziativa lanciata dal presidente di Libera don Luigi Ciotti, da Legambiente, Arci e Anpi, che ha avuto tra i propri protagonisti anche Saviano e numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, associazioni, scuole, giornalisti, scrittori. In tantissimi, sabato 7 luglio, l’hanno indossata.  “Ma dov’eravate quando è stata uccisa Pamela?” E’ così che dice la sua, con un video, postato su Facebook, Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana brutalmente uccisa, fatta a pezzi e chiusa in due trolley. Video, questo, nato dalla necessità di denunciare  particolari aspetti della vicenda. “IO INDOSSO  – scrive Verni su Facebook – UNA MAGLIETTA NERA PERCHE’.. Dove eravate, voi benpensanti intellettualoidi, chiusi nei vostri mondi dorati, quando hanno massacrato #Pamela? Lei sì che aveva la maglietta color rosso…ma del suo sangue! Vergognatevi! Vergognatevi! Vergognatevi! Ps:solo un senso di pudore e di rispetto per mia nipote mi impedisce di postare le foto (VERE, non finte come amate fare qualche volta voi) del suo cadavere che, lo ricordo, è stato DEPEZZATO (OSSIA TAGLIATO A PEZZI), DISARTICOLATO (AVETE PRESENTE QUANDO MANGIATE UN POLLO,CERCANDO DI DISARTICOLARNE LE OSSA?), SCUOIATO (GLI HANNO LEVATO LA PELLE), LAVATO CON LA VARECHINA, MESSO IN DUE TROLLEY ED ABBANDONATO SULLA STRADA”.

E puntualizza: “Credo che il mio video-messaggio sia abbastanza chiaro ed ha come tema la critica nei confronti di un mondo che- non esito a ripeterlo – definisco di benpensanti (attori, cantanti, uomini di spettacolo, etc.) che, lungi dal vivere nel mondo comune, e rinchiusi nelle loro roccaforti dorate, si sono prestati a fare da testimonial per gridare ad una presunta emorragia di umanità, per il solo fatto che il governo italiano ha cambiato rotta riguardo le politiche migratorie, pretendendo il giusto rispetto delle regole e la condivisione di responsabilità a livello europeo.

Ho sempre precisato (chi mi conosce e mi segue lo sa’) che nessuna morte è inferiore per valore ad un’altra, soprattutto per il dolore che essa comporta a coloro che sopravvivono alla persona che se ne va’. Indubbiamente, però, Pamela è diventata, suo e nostro malgrado, un caso simbolo, per le modalità che hanno caratterizzato il tutto: dall’allontanamento dalla comunità a doppia diagnosi dove era ricoverata, al barbaro e bestiale omicidio, seguito dal depezzamento del suo cadavere e via dicendo (non tornerò su cose dette e ridette).

Domandarsi dove fossero tutti questi testimonial all’indomani del tragico ritrovamento del corpo (o di quel che rimaneva) di Pamela, credo sia lecito. In generale posso ritenere che nulla sia stato fatto perché, dietro la vicenda di mia nipote, vi è tutto un mondo sommerso, fatto anche di una cattiva- anzi pessima- gestione dei flussi migratori. Fare un qualcosa di eclatante avrebbe significato dar voce anche a questo, probabilmente, rischiando di contribuire a metterne a nudo le inefficienze. Poi è chiaro – e lo specifico a scanso di equivoci – che la delinquenza non abbia colore di pelle, e che nessuno (tantomeno il sottoscritto) sia o voglia essere razzista, ma sicuramente essa nasce e si sviluppa anche basandosi su differenze culturali che spesso sono oggettive: di base, c’è che non ha senso aggiungere criminalità ad altra criminalità ed una più attenta gestione dei flussi permetterebbe, tramite una accurata selezione delle persone che chiedono protezione internazionale, anche questo (si veda, ad esempio, l’intelligente e promettente iniziativa dei c.d. corridoi umanitari).

Evitando che, a subire le conseguenze di una immigrazione senza regole siano proprio i bisognosi, a discapito di altri che, magari, potrebbero benissimo rimanere nel proprio paese, anche a combattere, se necessario, come fecero i nostri avi per consegnarci uno…Stato di diritto e democratico. Arrivare a pensare, come si potrebbe evincere da alcuni “detti” o “non detti”, che la colpa di Pamela fosse anche quella di essere italiana, è piuttosto preoccupante, ma è ciò che si percepisce. Il problema è che sono proprio coloro che si vestono di magliette rosse per alcuni, e non fanno lo stesso per altri, che creano il pericolo di un razzismo…al contrario (e, al di là di Pamela, potrebbero essere diversi altri gli esempi). Poi è naturale che, chi rispetta le leggi (come il sottoscritto e, immagino, tutti noi qui), che regolano il nostro vivere civile, guardi con attenzione all’unico luogo dove esse vengono decise, scritte ed emanate e, eventualmente, cambiate, ossia il Parlamento: ritenere dunque che la problematica dell’immigrazione (come altre, tra cui lo spaccio di sostanze stupefacenti e via dicendo) non sia anche una questione da dibattere in quella sede, ed essere tacciati di voler strumentalizzare, come fatto da alcuni, credo sia altrettanto fuorviante. A chi afferma che il sottoscritto cerchi pubblicità, rispondo che, se denunciare, approfittando di quanto accaduto a Pamela,affinché qualcosa cambi e, magari, non accada ad altri,vuol dire questo,allora sì…cerco pubblicità. E mancherei di senso civico se non mi battessi, insieme alla mia famiglia,per tutto ciò. E, fortunatamente, la stragrande maggioranza degli italiani è con noi”.

La sintesi è chiara: nessuna contestazione relativa all’iniziativa delle magliette rosse, ma solo una domanda: “Dov’eravate quando è stata uccisa Pamela?” Sono state chiuse le indagini, lo ricordiamo, nei confronti del solo Innocent Oseghale, per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Queste le accuse di cui deve rispondere: omicidio volontario aggravato in quanto commesso nell’ambito una violenza sessuale, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica. E’ caduta invece l’accusa di omicidio, relativamente alla brutale uccisione di Pamela, per Desmond Lucky e Lucky Awelima. Ma Oseghale non può aver agito da solo. E le indagini proseguono.

+++IO INDOSSO UNA MAGLIETTA NERA PERCHE'…+++Dove eravate, voi benpensanti intellettualoidi, chiusi nei vostri mondi dorati, quando hanno massacrato #Pamela? Lei sì che aveva la maglietta color rosso…ma del suo sangue!Vergognatevi! Vergognatevi! Vergognatevi!Ps:solo un senso di pudore e di rispetto per mia nipote mi impedisce di postare le foto (VERE, non finte come amate fare qualche volta voi) del suo cadavere che, lo ricordo, è stato DEPEZZATO (OSSIA TAGLIATO A PEZZI), DISARTICOLATO (AVETE PRESENTE QUANDO MANGIATE UN POLLO,CERCANDO DI DISARTICOLARNE LE OSSA?), SCUOIATO (GLI HANNO LEVATO LA PELLE), LAVATO CON LA VARECHINA, MESSO IN DUE TROLLEY ED ABBANDONATO SULLA STRADA.

Pubblicato da Marco Valerio Verni su Domenica 8 luglio 2018

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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