lunedì, settembre 24, 2018
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May in difficoltà: la Soft Brexit non piace alla compagine di governo

La decisione presa appena due giorni fa dal Primo Ministro inglese Theresa May, ovvero procedere attraverso una sorta di “Brexit Leggera”, non è piaciuta alla sua compagine governativa, al punto che in queste ore sono arrivate sia le dimissioni del Ministro per la Brexit Davis, sia quelle del Ministro degli Esteri Johnson.

Boris Johnson, ex sindaco di Londra ed ora ex Ministro degli Esteri del Regno Unito, non ci sta ed annuncia le proprie dimissioni dall’incarico governativo, sfaldando ancora di più il fronte dei Tory inglesi, che nelle ultime ore ha visto anche la scissione di David Davis, ministro dedicato appunto agli affari concernenti la Brexit. Con le fazioni dei due ex ministri che passano all’opposizione, la maggioranza parlamentare dei conservatori potrebbe subire quindi un duro colpo, che potrebbe culminare sulla formazione di un fronte interno costituito dagli euroscettici più duri. Complessivamente, questo processo potrebbe infine portare alle elezioni anticipate, con una prevedibile vittoria della formazione di centrodestra, ma con evidentemente un ulteriore variazione nella leadership.

Se nella sostanza non cambia l’intenzione ad abbandonare la comunità europea, che è prevista comunque alla mezzanotte del 29 marzo 2019, dall’esito referendario si discute molto sul “come” questa procedura di uscita debba espletarsi. È di appena due giorni fa il meeting di Chequers, che ha determinato le linee guida per procedere verso il Leave votato dalla maggioranza (seppur risicata) dei cittadini al referendum apposito. Nella sostanza si prospetta una sorta di comitato che comprenda funzionari anglosassoni ed europei, in modo da non prendere decisioni unilaterali sulle questioni più spinose; a questo si aggiunge anche un punto interrogativo sulla zona di libero scambio per merci, persone, servizi e capitali. L’Unione Europea, in sostanza, viene visto come un interlocutore privilegiato e come il mercato più naturale a cui affidare l’export inglese, ma d’altro canto l’incombenza dei rinnovi del consiglio del WTO fa pensare ai più radicali conservatori che il Governo May dovrebbe guardare più in casa propria ed ai propri interessi nazionale, complice anche un papabile seggio che potrebbe cambiare i rapporti di forza a livello globale nell’ambito degli scambi commerciali.

Andrea Zappelli

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